lunedì 31 agosto 2009

Amália Rodrigues: icona della saudade del popolo portoghese

Post collegati: Amália Rodrigues, David Mourão Ferreira e Alain Oulman, Saudade

"És filha de Camões filha de Inês
assassinada voz de portuguesa
cantando a nossa imensa pequenez
com laranjas e gomos de tristeza.

È no claro Mondego dos teus olhos
Que se debruça o mal da nossa magoa.
Ao Tejo dos teus gestos que se acolhe
O nosso coração a pulsar água.

Falando desatada de saudade
choras um povo cantas a balada
mais bonita que soa na cidade
de Lisboa por ti apaixonada".
José Carlos Ary dos Santos, Retrato de Amália

“Eu já não sei, quando te ouço,
se a gaivota voa fora ou voa dentro de mim”…
(Alexandre O’Neill)

“Tutti noi abbiamo Amália nella voce
E c’è nella sua voce, la voce di tutti noi”
(António Variações)


Il 6 Ottobre 1999, quasi dieci anni fa, moriva colei che cantò la saudade dei portoghesi nella propria terra e in molte parti del mondo: Amália Rodrigues.
Questo post le rende omaggio, è dedicato ai miei amici italiani e portoghesi, ai fadisti, a tutti coloro che come me, continuano ad amarla.

Parlerò del sentimento di saudade rivolto alla propria patria presente in alcuni dei fados cantati da Amália. Questo tipo di saudade si esprime in varie tematiche: il dolore dell’esilio dalla propria terra, il legame all’Oceano-Mare che segnò il Destino storico, politico ed economico del Portogallo, l’esaltazione di Lisbona, città luminosa e felice, una capitale che vanta il primato di canzoni scritte in suo onore, in cui però non mancano tristi ombre, soprattutto nei fados scritti negli anni 70 e dopo la caduta della dittatura di Oliveira Salazar.

Amália, per i grandi poeti portoghesi fece di più di quanto fu fatto da tutti gli studi e dalle teorie costruite sugli stessi, li rese più desiderabili rispetto a tutte le edizioni esistenti nelle biblioteche; nel cantarli, li restituì al popolo portoghese, suo naturale destinatario, ed esso, attraverso la sua voce e il suo peculiare modo di interpretarli, vi si è riconosciuto. Perché Amália nella propria autenticità, non obbediva a gerarchie sociali né a visioni elitarie della cultura.
E’ stato questo riconoscimento, a livello nazionale e internazionale, che l’ha resa una leggenda viva, un grande simbolo e una vera icona culturale. Amália, scrive Rui Martins Ferreira, ha saputo, attraverso la sua personalità e arte, essere la voce dell’inconscio collettivo di un popolo che poco desidera e che, come sostiene il filosofo Lourenço, non sa lottare per i propri obiettivi, che crede nel Destino e che tante volte è soggetto passivo della propria storia, nella speranza sebástica di una figura provvidenziale capace di far quello che egli non ha il coraggio di affrontare.
“Que Deus me perdoe”, cantava Amália, perché rifugiandosi nel Fado in fondo fuggiva da se stessa, dalla propria volontà, gridando la propria disperazione certo, ma senza possibilità di sfuggire al proprio amaro Destino, alla finzione di un’allegria che fu un’ulteriore imposizione alla coscienza individuale durante gli anni del regime.
Sino a oggi Amália, è stata l’unica donna ad aver avuto l’onore del Pantheon, oggi riposa nella Sala dei Poeti accanto a illustri figure come Almeida Garrett, Guerra Junqueiro, João de Deus…e non poteva accadere diversamente perché la sua voce è immortale…

E in queste perle possiamo ritrovare la sua e la nostra saudade…buon ascolto…

Que fazes aí Lisboa (letras de Mario Gonçalves, musica de Arlindo de Carvalho/ Fado Menor , in Obsessão1990)


“Que fazes aí, Lisboa,de olhos fincados no rio
Os olhos não são amarras para prender um navio…
Que fazes aí, Lisboa, De olhos fincados no rio
O barco que ontem partiu Partiu e não volta mais
Chora lágrimas de pedra Em cada esquina do cais
O barco que ontem partiu, Partiu e não volta mais”


Traduzione:
“Che fai lì, Lisbona,con gli occhi puntati al fiume

Gli occhi non sono ormeggi per ancorare la nave
Che fai lì, Lisbona,con gli occhi puntati al fiume…
La barca che ieri è partita è partita e non torna più
Piange lacrime di pietra In ogni angolo del molo
La barca che ieri è partitaè partita e non torna più…”

E’ da Torre Mais Alta, (di José Carlos Ary dos Santos, in Segredo 1997)

“Cantar como quem despe A ganga da tristeza
Como quem bebe A água da saudade,
Chama que nasce e cresce
E vive e morre acesa
Chama que nasce e cresce
Em plena liberdade.
Mas nunca se dói só
Quem a cantar magoa
Dói-me o Tejo vencido
Dói-me a secura
Dói-me o tempo perdido
Dói-me ele de lonjura
Dói-me o povo esquecido
E morro de ternura
Dói-me o tempo perdido
E morro de ternura”.

Traduzione

“Cantare come chi rimescola
La tristezza
Come chi beve l’acqua della malinconia
Fiamma che nasce e cresce
Vive e muore accesa
Fiamma che nasce e cresce in piena libertà.
Ma mai è solo nel dolore
Chi canta la tristezza
Mi addolora il Tago vinto
Mi addolora l’aridità
Mi addolora il tempo perduto
Mi addolora da lontano
Mi addolora il popolo dimenticato
E muoio d’amore
Mi addolora il tempo perduto
E muoio d’amore…”

Trova do Vento que Passa (di Manuel Alegre in Com que voz, 1970)

“Pergunto ao vento que passa notícias do meu país
e o vento cala a desgraça o vento nada me diz.
o vento nada me diz.
Pergunto aos rios que levam tanto sonho à flor das águas
e os rios não me sossegam levam sonhos deixam mágoas.
Levam sonhos deixam mágoas
ai, rios do meu país
minha pátria à flor das águas, para onde vais? Ninguém diz.
Mas há sempre uma candeia dentro da própria desgraça
há sempre alguém que semeia canções no vento que passa.
Mesmo na noite mais triste em tempo de servidão
há sempre alguém que resiste há sempre alguém que diz não.”

Traduzione:
“Chiedo al vento che passa
Notizie del mio paese
E il vento cela disgrazia
Il vento non dice nulla.
Chiedo ai fiumi dalle cui acque affiorano
Tanti sogni
E i fiumi non mi confortano
Risvegliano sogni e ti lasciano dolori.
Ah, fiumi del mio paese
Mia patria che affiori dalle acque
Dove vai?
Nessuno parla.
Ma c’è sempre una candela
Nella propria disgrazia
C’è sempre qualcuno che semina
Canzoni al vento che passa.
Anche nella notte più triste in tempo di servitù
C'è sempre qualcuno che resiste
C'è sempre qualcuno che dice no".


Alfama (di José Carlos Ary dos Santos, in Cantigas numa Língua antiga 1977)

“Alfama não cheira a fado

Cheira a povo, a solidão,
Cheira a silêncio magoado
Sabe a tristeza com pão
Alfama não cheira a fado
Mas não tem outra canção”.

Traduzione:
“Alfama non profuma di fado
Profuma di popolo, di solitudine,
Profuma di silenzio addolorato
Ha il sapore della tristezza accanto al pane
Alfama non profuma di fado
Ma non ha altra canzone”

Raízes (scritta negli anni 50 da Sidónio Muralha, un poeta esiliato in Brasile)

“Minha lágrima salgada
Caíu no lenço da vida
Foi lembrança naufragada
E para sempre perdida
Foi vaga despedaçada
Contra o cais da despedida”.

Traduzione:
“La mia lacrima salata
Cadde sul fazzoletto della vita
Fu un ricordo naufragato
Perso per sempre
Fu un vano infrangersi
Contro il molo dell’addio”


Naufragio (di Cecilia Meireles, in Com que voz 1970)

“Debaixo da água
Vai morrendo o meu sonho
Vai morrendo dentro do navio
Chorarei, quanto for preciso,
Para fazer com que o mar cresça
E o meu navio chegue ao fundo
E o meu sonhoDesapareça”

Traduzione:
“Nella profondità dell’acqua
Morirà il mio sogno
Morirà nella nave
Piangerò per quanto ce ne sarà bisogno
Affinchè il mare cresca
E la mia nave sprofondi
E il mio sogno sparisca”


Per approfondire cercate on line:
Rui Martins Ferreira (2008), Amália. A divina voz dos Poetas e de Purtugal, Editora Parceria A.M. Pereira
Eduardo Lourenço (trad.it. 2006), Il labirinto della saudade. Psicanalisi mitica del destino portoghese. Diabasis
Eduardo Lourenço (trad.it. 2006), Mitologia della saudade. Orientexpress
Vítor Pavão dos Santos (2006), Amália Rodrigues, Una biografia. Cavallo di Ferro

Film italiani collegati alla storia del Portogallo: Sostiene Pereira di R.Faenza e Capitani d'Aprile di Maria De Medeiros

6 commenti:

Maurizio Borrelli ha detto...

Grazie Luisa. Ci dai sempre qualche splendido motivo in più per amare ciò che amiamo: Amália, il Fado, la poesia, la musica.

Anonimo ha detto...

Luisa solo tu sai fare una sintesi tanto precisa e commovente per farci apprezzare questa "DIVA".

E grazie alle tue storie, che anche io mi sono innamorato del Portogallo, e ti ho seguita in tante belle avventure. E' grazie a te che ho avuto tante gioie ed emozioni nell'apprezzare queste musiche!
Ricordi le nostre serate alla Parreirinha, Sr Vinho, Mesa de Frates, Tasca do Chico, Guitarras se Lisboa...

Grazie cara amica per farmi apprezzare quest'arte e soprattutto la grande AMALIA!!!

Spero di continuare fare parte degli "zingari del fado" come ci ha soprannominati la nostra amica messicana Marcela. Per viaggiare con te in Italia e all'estero alla ricerca di queste dolci melodie e di chi le interpreta.

Un grandissimo bacio, Mino

Anonimo ha detto...

Ho apprezzato il tuo articolo su Amalia e il popolo portoghese al quale bisogna riconoscere un valore positivo: parte dalla realtà come dato e vi sta attaccato in qualunque forma essa si presenti.
A mio avviso è riduttivo incolparlo di non saper lottare per i propri obiettivi o avere scarsi desideri. Invece essere passivo della propria storia non lo considero una colpa, un autolesionismo collettivo; cosa si dovrebbe dire allora del popolo ebraico che oltre all'onta dell'olocausto ha subito l'accusa di non essersi ribellato al nazismo? I giudizi posteriori se non tengono conto di tutti i fattori della realtà cioè non partono dai fatti che sono successi e/o che li hanno prodotti inducono inevitabilmente all'errore se poi non si è liberi dal preconcetto come si evince dall'articolo "che crede nel Destino..." imputandogli per questo una colpa come sempre riportato nell'articolo "nella speranza sebástica di una figura provvidenziale capace di far quello che egli non ha il coraggio di affrontare" non c'è giudizio corretto; invece questa apparente debolezza è stata ed è la forza del popolo portoghese che si è espressa fino ad oggi con il Fado. O si fanno i conti con tutta la cultura di un popolo oppure si cadrà inevitabilmente in un giudizio errato.

Anonimo ha detto...

Grazie Luisa!
Come al solito, tanto interessante questo che dici... Viva la grande Amalia!!!.... che viva Luisa e il tuo meraviglioso blog Fado Portoghese!

un grande saluto da Cittá del Messico!

Gloria

fadosaudade ha detto...

Caro anonimo, rispondo al tuo gradito commento sul "senso di colpa dei portoghesi"...il mio articolo non ha la pretesa di far sentire in colpa nessun portoghese, vuole solo collocare il Fado nella storia del Portogallo; apprezzo molto l'analisi che ne ha fatto il filosofo Lourenço, per cui ho ritenuto opportuno fare alcune sue brevi, ma non esaustive citazioni...la ricchezza culturale del popolo portoghese, tornando alle parole di Lourenço, è proprio l'aver manifestato, nel corso della storia, due immagini di se, quella di vincitore e quella di vinto. E il Fado è lo specchio fedele di questo percorso...Un caro saluto, Luisa

Anonimo ha detto...

Grazie Luisa! Dieci anni di mancanza... Per fortuna che ci sono i dischi da sentire e risentire senza sosta. Un bacio a te e a presto rivederci magari a Lisbona (ma mi va bene anche qui!). Anna Lamberti-Bocconi