Fado: storia, testi, biografie ed eventi dell'affascinante musica portoghese

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mercoledì 25 novembre 2009

FADO: CANZONI DI MARE, D’AMORE E SAUDADE

Le prime testimonianze di fado sono quelle relative al fado do marinheiro, cantato sulla prua delle imbarcazioni portoghesi che viaggiavano alla conquista di nuove terre, nel periodo massimo dell’espansione portoghese.
Intorno al 1840 queste canzoni si spostarono sulla terraferma ed iniziarono a diffondersi per le strade di Lisbona.
L’origine marittima del fado, si riflette nel suo ritmo, che riproduce l’andamento della nave sulle onde del mare, e nei suoi temi in quanto il marinaio, contemplando la sua vita precaria, diventa un poeta e inizia a cantare la sua sofferenza. I temi del fado vertono tutti intorno ai sentimenti dei marinai, che passano la loro vita in mare, lontani dai loro cari e dalle loro donne, e che, consapevoli che il loro destino è in mano al mare e coscienti della precarietà della loro vita, soffrono esprimendo il loro dolore prima nelle cantigas e poi in musica, nel fado.
L’importanza del mare nella vita dei portoghesi è fondamentale per capire il forte sentimentalismo che si riflette nel fado.
Il periodo delle scoperte segna una svolta radicale nella storia del Portogallo e nella formazione dell’anima portoghese e della sua cultura nazionale. Il Portogallo, prima del XV secolo, era una nazione schiava dei frutti di un’agricoltura difficile, e chiusa da una barriera invalicabile: il mare.
L’isolamento forzato, determinato dalla collocazione geografica, il carattere marittimo e atlantico del territorio ed un’attività agricola sempre più difficile, portano alla nascita di un desiderio costante di qualcosa oltre quella terra ed oltre quella vita, di un desiderio di oltrepassare la barriera del mare, e del destino. Per superare il limite del mare o della morte e per sognare un mondo migliore dove vivere, è necessaria la protezione divina, per questo il Dio che i portoghesi adorano in tutte le forme di religione, e a cui si affidano, accompagna gli uomini nella loro lotta con il mare che non è che la proiezione di quella dell’animo umano con la natura.
L’altra caratteristica derivante dalla presenza del mare, è la nascita di un sentimento profondo, subconscio, che accompagna il portoghese sia quando è lontano che quando è a casa: la saudade che trasforma la presenza del mare ed il sogno dell’oltre-mare, da una parte in ansia del ritorno, e dall’altra, in desiderio e volontà di una partenza avventurosa.
Il tema dell’oltre mare si trova in varie leggende, tra cui a lenda dos marinhos, e nei canzonieri Galaico- portoghesi del XIV secolo, la presenza del mare è importante:

O mar dá muito e crêde que não/ Se pode o mundo sem ele governar;/ E pode muito e há
tal coração/ que o não pode ren adoperar.



Anche nel XVI secolo, questo tema viene ripreso in alcune traduzioni dal latino effettuate da João Roiz de Sá de Meneses che cercava, nella cultura e nei poemi classici, un appoggio e un sostegno per le poesie di despedida portoghesi.

In una di esse, l’epistola di Penelope, recita:

Passando por mil tempestades / De reinos e cidades / De mulheres, de varões/ Conheceu
as condições/ costumes e qualidades...
... E depois que nem as velas/ Nem a ti pude alcançar/ Indo-me os olhos trás elas/ vai-se-
me o lume com elas/ Perdi a vista no mar


Appare evidente come la storia di Penelope si possa adattare perfettamente a quella di tante donne portoghesi che vedono il loro uomo partire senza sapere se e quando lo rivedranno. Le navigazioni erano motivo di amara separazione e angosciosa saudade e, con il tempo, le avventure nel grande oceano si moltiplicarono e questi sentimenti si unirono al desiderio di avventura e di eroismo.
L’influenza del mare come strada delle navigazioni si riflette nella saudade di quelli che restano e nel desiderio di ritorno a casa di quelli che partono. E viene intensificata dalla forte volontà dei portoghesi che da limite, lo aveva trasformato in passaggio e aveva reso l’oltre del sogno irreale, delle leggende anteriori, una realtà da conquistare.
Nelle nuove terre, la patria portoghese si rivelava un oltre mare, fortemente desiderato. Il legame con la terra da dove partono i navigatori e colonizzatori mantenuto vivo nello spirito dalla tradizione orale e scritta viene rivissuto nell’uso di un linguaggio nazionale che rende più umano e profondo il tema del ritorno alla terra madre.
L’attaccamento dei portoghesi alla loro lingua è espresso molto chiaramente dalla frase che Fernando Pessoa pronuncia per bocca del suo eteronimo Bernardo Soares “la mia patria è la lingua portoghese”.
Il carattere amoroso della vita dei portoghesi è espresso da Gil Vicente con l’allegoria dell’origine della nazione in O Auto da Lusitânia. L’opera descrive che la dea e signora di quella terra così piena di luce da aver meritato il soprannome di Lusitania, si fosse innamorata di un cavaliere greco che si chiamava Portogallo e, ricambiata, l’avrebbe sposato. Da questa unione sarebbe nato un Portogallo capace di grande amore, poiché essere innamorati è segno di virtù. I sentimenti d’ amore e di eroismo pervadono tutta la poesia portoghese dell’epoca delle scoperte e vengono trasferiti nelle canzoni di fado ad essa direttamente ispirate.
Almada Negreiros definisce il fado una manifestazione popolare di arte nazionale, la rivelazione di un’anima sofferente e circoscritta ad una nostalgia permanente che condiziona l’azione e l’affermazione dell’essere. E aggiunge che la saudade “pregiudica la razza tanto nel suo senso atavico quanto nella decadenza perché consuma e intristisce”. Per Teixera de Pascões, invece, la saudade non rappresenta un elemento conservatore ma al contrario è componente specifica dell’identità portoghese che si accetta come elemento di azione.
Nessuna delle canzoni popolari portoghesi riflette, meglio del fado, il temperamento passionale e sognatore del suo popolo, la sventurata sorte degli amanti, gli accenti dolorosi della passione, della gelosia e del rimorso nostalgico.
Il fado descrive le circostanze della fortuna incostante, le ironie del destino, i dolori lancinanti dell’amore, le crisi dell’assenza e dell’allontanamento, i profondi singhiozzi della disperazione, la tristezza dolente della saudade, i capricci del cuore. La malinconia è lo sfondo del fado come l’ombra è lo sfondo del cielo stellato.
La tradizione poetica rappresenta al meglio lo spirito della cultura portoghese: l’intuizione, la tristezza, la malinconia ed un vago misticismo sono alcune delle tracce evidenti di questo carattere. È nella poesia che l’uomo portoghese meglio ritrova la sua anima. La lingua portoghese riflette questo lirismo nella grande abbondanza di diminutivi e la stessa rivoluzione del 25 di Aprile è una dimostrazione del suo temperamento lirico poiché l’immagine dominante che resta nella storia è quella dei soldati che cantano per le strade e dei garofani al posto delle palle dei cannoni.
Fernando Pessoa, che aveva vissuto nel cuore di Lisbona respirandone la poesia e l’anima, definisce il fado una musica né allegra né triste. Secondo lui tutta la poesia riflette ciò che l’anima non ha. “Il fado, non è né allegro né triste, lo creò l’anima portoghese quando ancora non esisteva e desiderava tutto senza avere la forza di desiderarlo”.

Il Fado è poesia dell'anima...

Grazie infinite alla Dott.ssa Giulia Cortese per avermi offerto questo prezioso contributo sulla storia del Fado e per averlo condiviso con tutti coloro che in Italia si dedicano in diverse forme a questo fascinoso genere musicale.


Pinto de Carvalho, História do fado
João Castro de Osorio , O alem-mar na literatura portuguesa; Época dos descobrimentos, Lisboa,
Nova Arrancada, 1998.
Antonio Tabucchi (a cura di), Fernando Pessoa una sola moltitudine, Milano, Adelphi Edizioni, 1979

giovedì 19 novembre 2009

Lucília do Carmo

Lucília do Carmo (1919-1998), madre del celebre Carlos do Carmo, è unanimemente riconosciuta come una delle maggiori “estilistas” * di fado del ventesimo secolo. Nata a Portalegre nel 1919, la sua famiglia si trasferì a Lisbona quando lei aveva soli cinque anni. A diciassette anni debutta al Retiro da Severa e in breve diventa una delle fadiste più famose, esibendosi nelle principali Case di Fado prime tra tutte il Solar da Alegria (1938), di Herminia Silva e il Café Luso (che all’epoca non era nel Bairro Alto).
Nel 1947 apre la propria Casa nel Bairro Alto, in Rua da Barroca, la rinomata Adega da Lucília, che su suggerimento del marito, Alfredo de Almeida, muterà il proprio nome in “O Faia” e ospiterà i migliori artisti del tempo come Alfredo Marceneiro, Carlos Ramos e Tristão da Silva. Nel Faia cantava accompagnata da Fernando Freitas alla guitarra e Armando Machado alla viola, celebri chitarristi che accompagnarono Amalia Rodrigues nella sua prima tournée in Brasile (1944).
Cantante castiça, dall’inconfondibile timbrica vocale, Lucília divenne nota in Portogallo grazie alle sue frequenti partecipazioni alla radio nazionale. Per quanto concerne la sua carriera di fadista, ha lasciato un esiguo numero di incisioni che è dovuto alla propria avversione allo studio di registrazione, ciò nonostante questi fados rappresentano un patrimonio essenziale nella storia del fado.


*stilista deriva dal verbo stilare, stilare il fado è una prerogativa del fadista, il quale può introdurre variazioni melodiche in un fado

Ascoltiamola in:

Maria Madalena, splendido Mouraria

Foi na Travessa da Palha , interpretato anche da Lila Downs nel film Fado di Carlos Saura

Loucura, interpretato anche da Mariza




venerdì 6 novembre 2009

Il mio omaggio italiano ad Amalia Rodrigues, dieci anni di saudade 1999-2009

eventi in Italia per celebrare dieci anni dalla scomparsa di Amalia Rodrigues







E alcuni video del concerto sono sul mio youtube, Fadinho serrano e Triste Sina
Que Deus me Perdoe

giovedì 1 ottobre 2009

Eventi in Italia per il decennale Amália Rodrigues

post collegato: http://fadoportoghese.blogspot.com/2009/08/amalia-rodrigues-icona-della-saudade.html

Segnalo due concerti italiani per ricordare il Fado di Amália:

Martedì 6 Ottobre alle 20:00 presso l'auditorium del Museo degli strumenti musicali, Piazza Santa Croce in Gerusalemme (Roma)
In programma una serata musicale preceduta da tre brevi interventi storico-critici di altrettanti relatori, per circa 30 minuti complessivi. Ognuno degli artisti eseguirà tre brani, tutti dal repertorio di Amalia. Previsti anche tre pezzi strumentali. Durata complessiva, circa due ore.
Relatori: Prof.ssa Renata Cusmai, lusitanista Univ. La Sapienza, Roma; Dott. Francisco de Almeida Dias, lusitanista, Univ. Roma Tre; Prof. Carlo Giacobbe, storico del fado, Univ. La Sapienza. Gli artisti: Valentina Comanda, Carlo Giacobbe (fado nella versione di Coimbra), Isabella Mangani, Chiara Morucci, il Conjunto romano di Felice Zaccheo (chitarra portoghese) ,Franco Pietropaoli (chitarra classica) e Alessandro Belli (contrabbasso). Partecipazione speciale: Lucilla Galeazzi, grande interprete di musica popolare e cantautrice di fama internazionale.

Venerdì 30 Ottobre alle ore 20.30, presso l'auditorium dello storico Circolo culturale Pivot di Castellana Grotte, Arco Tommaso Pinto, 32 ci sarà un concerto di circa un’ora, seguito da una degustazione di vino e cibi portoghesi. L’ingresso è libero, canta Luisa Notarangelo, la creatrice di questo blog. Dato il limitato numero di posti è consigliabile prenotare i tavoli. Tel. o80/496725 dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle 17 alle 19.
Agli ospiti in sala verrà fornito un libretto con le traduzioni in italiano dei fados in programma e un’introduzione al Fado di questa grande artista.
Il programma di sala prevede i seguenti fados: Ai, Mouraria, Barco Negro,Todo Isto è Fado, Lisboa Antiga, Que Deus me Perdoe, Estranha Forma de Vida, Lágrima, Fadinho Serrano, Havemos De Ir A Viana, Triste Sina.

martedì 29 settembre 2009

Eventi a Lisbona per il decennale dalla scomparsa di Amália Rodrigues

Fino al 31 Dicembre, Museu do Fado
As mãos que trago, mostra dedicata a Amália e Alain Oulman
Dal 6 Ottobre al 2 Febbraio, Amália cuore indipendente
Museu Coleçao Berardo (Ccb) e Museu da Electricidade

Dal 6 al 10 Ottobre, Jardim de Inverno, teatro São Luiz
5 ritratti di Amalia

Dal 6 all'11 ottobre, Museu do Fado
Le memorie di Amália in televisione

Dal 22 Ottobre al 20 Dicembre, venerdì e sabato alle 21,30, Museu do Fado
Amália a New York
spettacolo teatrale di Miguel Abreu con Maria José Pascoli

Ottobre e Novembre, Museu do Fado, fine di settimana alle 16
Visite cantate
vari interpreti cantano il repertorio di Amália

6 Ottobre ore 21, Jardim de Inverno, teatro São Luiz
Amici di Amalia
dibattito con Duarte Pinto Coelho, João Braga, José Manuel dos Santos, Lili, Mané Bobone, Maria João Avillez e Vitor Pavão dos Santos; conduce Nuno Vieira de Almeida

7 Ottobre ore 18,30, Jardim de Inverno, teatro São Luiz
Patrimonio Amália: quale futuro?
dibattito con Jean-Francois Chougnet, Sara Pereira, Americo Lourenço, Vitor Pavão dos Santos, José Carlos Alvarez, Manuel Bairro Oleiro, David Ferreira; conduce Rui Vieira Nery

9 e 10 Ottobre ore 23,30, Jardim de Inverno, teatro São Luiz
I fadisti cantano Amália: con Celeste Rodrigues, Joana Amendoeira, Joao Ferreira Rosa, voci; José Fontes Rocha, Pedro Amendoeira, guitarras; Diogo Clemente, Pedro Pinhal, viola de fado; Joel Pina, Paulo Paz, baixo. A cura di Helder Moutinho

lunedì 31 agosto 2009

Amália Rodrigues: icona della saudade del popolo portoghese

Post collegati: Amália Rodrigues, David Mourão Ferreira e Alain Oulman, Saudade

"És filha de Camões filha de Inês
assassinada voz de portuguesa
cantando a nossa imensa pequenez
com laranjas e gomos de tristeza.

È no claro Mondego dos teus olhos
Que se debruça o mal da nossa magoa.
Ao Tejo dos teus gestos que se acolhe
O nosso coração a pulsar água.

Falando desatada de saudade
choras um povo cantas a balada
mais bonita que soa na cidade
de Lisboa por ti apaixonada".
José Carlos Ary dos Santos, Retrato de Amália

“Eu já não sei, quando te ouço,
se a gaivota voa fora ou voa dentro de mim”…
(Alexandre O’Neill)

“Tutti noi abbiamo Amália nella voce
E c’è nella sua voce, la voce di tutti noi”
(António Variações)


Il 6 Ottobre 1999, quasi dieci anni fa, moriva colei che cantò la saudade dei portoghesi nella propria terra e in molte parti del mondo: Amália Rodrigues.
Questo post le rende omaggio, è dedicato ai miei amici italiani e portoghesi, ai fadisti, a tutti coloro che come me, continuano ad amarla.

Parlerò del sentimento di saudade rivolto alla propria patria presente in alcuni dei fados cantati da Amália. Questo tipo di saudade si esprime in varie tematiche: il dolore dell’esilio dalla propria terra, il legame all’Oceano-Mare che segnò il Destino storico, politico ed economico del Portogallo, l’esaltazione di Lisbona, città luminosa e felice, una capitale che vanta il primato di canzoni scritte in suo onore, in cui però non mancano tristi ombre, soprattutto nei fados scritti negli anni 70 e dopo la caduta della dittatura di Oliveira Salazar.

Amália, per i grandi poeti portoghesi fece di più di quanto fu fatto da tutti gli studi e dalle teorie costruite sugli stessi, li rese più desiderabili rispetto a tutte le edizioni esistenti nelle biblioteche; nel cantarli, li restituì al popolo portoghese, suo naturale destinatario, ed esso, attraverso la sua voce e il suo peculiare modo di interpretarli, vi si è riconosciuto. Perché Amália nella propria autenticità, non obbediva a gerarchie sociali né a visioni elitarie della cultura.
E’ stato questo riconoscimento, a livello nazionale e internazionale, che l’ha resa una leggenda viva, un grande simbolo e una vera icona culturale. Amália, scrive Rui Martins Ferreira, ha saputo, attraverso la sua personalità e arte, essere la voce dell’inconscio collettivo di un popolo che poco desidera e che, come sostiene il filosofo Lourenço, non sa lottare per i propri obiettivi, che crede nel Destino e che tante volte è soggetto passivo della propria storia, nella speranza sebástica di una figura provvidenziale capace di far quello che egli non ha il coraggio di affrontare.
“Que Deus me perdoe”, cantava Amália, perché rifugiandosi nel Fado in fondo fuggiva da se stessa, dalla propria volontà, gridando la propria disperazione certo, ma senza possibilità di sfuggire al proprio amaro Destino, alla finzione di un’allegria che fu un’ulteriore imposizione alla coscienza individuale durante gli anni del regime.
Sino a oggi Amália, è stata l’unica donna ad aver avuto l’onore del Pantheon, oggi riposa nella Sala dei Poeti accanto a illustri figure come Almeida Garrett, Guerra Junqueiro, João de Deus…e non poteva accadere diversamente perché la sua voce è immortale…

E in queste perle possiamo ritrovare la sua e la nostra saudade…buon ascolto…

Que fazes aí Lisboa (letras de Mario Gonçalves, musica de Arlindo de Carvalho/ Fado Menor , in Obsessão1990)


“Que fazes aí, Lisboa,de olhos fincados no rio
Os olhos não são amarras para prender um navio…
Que fazes aí, Lisboa, De olhos fincados no rio
O barco que ontem partiu Partiu e não volta mais
Chora lágrimas de pedra Em cada esquina do cais
O barco que ontem partiu, Partiu e não volta mais”


Traduzione:
“Che fai lì, Lisbona,con gli occhi puntati al fiume

Gli occhi non sono ormeggi per ancorare la nave
Che fai lì, Lisbona,con gli occhi puntati al fiume…
La barca che ieri è partita è partita e non torna più
Piange lacrime di pietra In ogni angolo del molo
La barca che ieri è partitaè partita e non torna più…”

E’ da Torre Mais Alta, (di José Carlos Ary dos Santos, in Segredo 1997)

“Cantar como quem despe A ganga da tristeza
Como quem bebe A água da saudade,
Chama que nasce e cresce
E vive e morre acesa
Chama que nasce e cresce
Em plena liberdade.
Mas nunca se dói só
Quem a cantar magoa
Dói-me o Tejo vencido
Dói-me a secura
Dói-me o tempo perdido
Dói-me ele de lonjura
Dói-me o povo esquecido
E morro de ternura
Dói-me o tempo perdido
E morro de ternura”.

Traduzione

“Cantare come chi rimescola
La tristezza
Come chi beve l’acqua della malinconia
Fiamma che nasce e cresce
Vive e muore accesa
Fiamma che nasce e cresce in piena libertà.
Ma mai è solo nel dolore
Chi canta la tristezza
Mi addolora il Tago vinto
Mi addolora l’aridità
Mi addolora il tempo perduto
Mi addolora da lontano
Mi addolora il popolo dimenticato
E muoio d’amore
Mi addolora il tempo perduto
E muoio d’amore…”

Trova do Vento que Passa (di Manuel Alegre in Com que voz, 1970)

“Pergunto ao vento que passa notícias do meu país
e o vento cala a desgraça o vento nada me diz.
o vento nada me diz.
Pergunto aos rios que levam tanto sonho à flor das águas
e os rios não me sossegam levam sonhos deixam mágoas.
Levam sonhos deixam mágoas
ai, rios do meu país
minha pátria à flor das águas, para onde vais? Ninguém diz.
Mas há sempre uma candeia dentro da própria desgraça
há sempre alguém que semeia canções no vento que passa.
Mesmo na noite mais triste em tempo de servidão
há sempre alguém que resiste há sempre alguém que diz não.”

Traduzione:
“Chiedo al vento che passa
Notizie del mio paese
E il vento cela disgrazia
Il vento non dice nulla.
Chiedo ai fiumi dalle cui acque affiorano
Tanti sogni
E i fiumi non mi confortano
Risvegliano sogni e ti lasciano dolori.
Ah, fiumi del mio paese
Mia patria che affiori dalle acque
Dove vai?
Nessuno parla.
Ma c’è sempre una candela
Nella propria disgrazia
C’è sempre qualcuno che semina
Canzoni al vento che passa.
Anche nella notte più triste in tempo di servitù
C'è sempre qualcuno che resiste
C'è sempre qualcuno che dice no".


Alfama (di José Carlos Ary dos Santos, in Cantigas numa Língua antiga 1977)

“Alfama não cheira a fado

Cheira a povo, a solidão,
Cheira a silêncio magoado
Sabe a tristeza com pão
Alfama não cheira a fado
Mas não tem outra canção”.

Traduzione:
“Alfama non profuma di fado
Profuma di popolo, di solitudine,
Profuma di silenzio addolorato
Ha il sapore della tristezza accanto al pane
Alfama non profuma di fado
Ma non ha altra canzone”

Raízes (scritta negli anni 50 da Sidónio Muralha, un poeta esiliato in Brasile)

“Minha lágrima salgada
Caíu no lenço da vida
Foi lembrança naufragada
E para sempre perdida
Foi vaga despedaçada
Contra o cais da despedida”.

Traduzione:
“La mia lacrima salata
Cadde sul fazzoletto della vita
Fu un ricordo naufragato
Perso per sempre
Fu un vano infrangersi
Contro il molo dell’addio”


Naufragio (di Cecilia Meireles, in Com que voz 1970)

“Debaixo da água
Vai morrendo o meu sonho
Vai morrendo dentro do navio
Chorarei, quanto for preciso,
Para fazer com que o mar cresça
E o meu navio chegue ao fundo
E o meu sonhoDesapareça”

Traduzione:
“Nella profondità dell’acqua
Morirà il mio sogno
Morirà nella nave
Piangerò per quanto ce ne sarà bisogno
Affinchè il mare cresca
E la mia nave sprofondi
E il mio sogno sparisca”


Per approfondire cercate on line:
Rui Martins Ferreira (2008), Amália. A divina voz dos Poetas e de Purtugal, Editora Parceria A.M. Pereira
Eduardo Lourenço (trad.it. 2006), Il labirinto della saudade. Psicanalisi mitica del destino portoghese. Diabasis
Eduardo Lourenço (trad.it. 2006), Mitologia della saudade. Orientexpress
Vítor Pavão dos Santos (2006), Amália Rodrigues, Una biografia. Cavallo di Ferro

Film italiani collegati alla storia del Portogallo: Sostiene Pereira di R.Faenza e Capitani d'Aprile di Maria De Medeiros

giovedì 9 luglio 2009

"Conosco questo bel sogno, l’ho già sognato": Mariza di ritorno in Italia per promuovere il suo ultimo album Terra…











Post collegati:
Una Mariza accolta con entusiasmo dal pubblico italiano, ha dato il meglio nel concerto del 7 Luglio a Villa Arconati: super energica, interagiva e sorrideva al cospicuo pubblico accorso ad applaudirla, a sventolare striscioni e a urlare ovazioni…E’ stato grazie al pubblico che Mariza ha, come dire, raddoppiato la propria energia scenica; probabilmente non si aspettava un’accoglienza così calorosa da un paese che l’ha scoperta in ritardo rispetto ad altri paesi europei.
Nel Maggio del 2005, Mariza ha fatto tappa in Italia per promuovere il suo penultimo album, Transparente. Ho assistito personalmente al suo concerto a Firenze nell’ambito del Festival Fabbrica Europa. Il pubblico di quella serata fu differente, viveva lo stupore, il rapimento di una nuova e sorprendente scoperta, partecipava con entusiasmo, certo, ma lo manifestava solo al termine di un brano, non prima che Mariza cominciasse a cantare…A Villa Arconati invece, gli applausi arrivavano dopo i primi accordi della chitarra…era come se il pubblico dicesse: “Conosco questo bel sogno, l’ho già sognato”…
Il concerto si è aperto con tre brani del suo ultimo album Terra: Recurso, Já me Deixou e la celebre Alfama musicata da Oulman e scritta da Ary dos Santos.
Ben otto sono stati i brani del suo precedente repertorio: l’immancabile e amato “Fado Primavera”, Maria Lisboa, Barco Negro, Chuva, Feira de Castro, Meu Fado Meu e Oiça Lá ó Senhor Vinho, che ha cantato con una straordinaria verve comica. Nove invece, i brani di Terra: Vozes do Mar, eseguita in versione acustica con l’accompagnamento della chitarra dello stesso autore del brano, Diogo Clemente, Beijo de Saudade, Minha Alma, l’autobiografica Tasco da Mouraria e una coinvolgente interpretazione in chiave rock di Morada Aberta.
L’ultimo brano che ha annunciato è stato Ó gente da Minha Terra (Amalia Rodrigues/Tiago Machado) e lo ha regalato al pubblico vis-à-vis, camminando tra la gente in platea…alla fine la ricompensa agli interminabili applausi è stato un bis particolare in cui Mariza ha cantato un fado, Ai, Maria (Amalia Rodrigues/Carlos Gonçalves) nel modo in cui lo si canta nelle Case di Fado, senza amplificazione e accompagnata dal conjunto guitarra-viola. L’ultimo brano di saluto è stato Rosa Branca…e la platea, insaziabile, continuava ad applaudire a un sogno ormai finito...

Nelle immagini: Mariza, Angelo Braz Freire (guitarra) e Diogo Clemente (viola)

Ecco un video realizzato dal mio amico Ivano con le splendide foto di questo concerto.

Il regalo del nostro gruppo a Mariza è stato un lenzuolo su cui campeggiava la scritta “Melhor uma noite com Mariza que um mes com U2”…ma forse avremmo dovuto scriverlo in italiano visto che Mariza, alla vista di questo striscione, ha ringraziato un gruppo di fan portoghesi presenti in sala…! E va bene, vuol dire che al prossimo concerto bisognerà accoglierla non soltanto con gli applausi anticipati ai brani ma con striscioni scritti in italiano!



sabato 6 giugno 2009

Aldina Duarte: una biografia

Questo appassionato articolo appare come una biografia nella biografia: i ricordi personali dell’autore, s’intrecciano con i dettagli biografici di un noto volto del panorama musicale fadista, Aldina Duarte. Lo scorso mese Aldina ha ricevuto dalla Fundação Amália Rodrigues, il premio Amália per la poesia/musica.

“Quando arrivai a Zamora, citta' con il nome di un antico portiere spagnolo, rimasi stupito dalla bellezza del luogo scelto per far conoscere al pubblico extremadureno quella donna lisboeta, nata a Chelas, e che, per quasi un' ora e mezzo, avrebbe cantato alcune delle piu' belle canzoni fadiste degli ultimi anni. Chelas e' un quartiere popolare lisboeta: uno dei piu' poveri e con maggiori problematiche”.

Dopo aver lavorato in un giornale, alla Cinemateca di Rua Barata Salgueiro, nel Centro de Paralisia Cerebral e aver fatto parte di un gruppo che si chiamava "piranhas douradas", Aldina Duarte, quasi per caso , in eta' ormai "adulta", ha scoperto quella musica che per molti e' una vera e propria testimonianza e rappresentazione artistica e fisica del proprio stato d'animo: un' arte viscerale, non solo un' arte che si apprende con la tecnica.
Ha cominciato a cantare nelle Case de Fado. Nella
biografia reperibile sul suo sito, ringrazia Beatriz da Conceição che le ha fatto abbracciare a 360 gradi questo tipo d'arte.
Camané , Manuela da Freitas, Maria de Nazaré, Branco e altri l' appoggiarono e le confermarono la loro fiducia nell' accettare quella sfida. Ha partecipato alla pubblicazione di dischi di Carlos Bica e Ana Brandão, di Mafalda Arnauth, ha avuto un ruolo importante nel decidere quali pezzi scegliere per il cd Poesia Encantada .
Aldina, ha collaborato con Strehler e Giancarlo Dettori al Piccolo Teatro di Milano su un testo di Tabucchi, riguardante gli ultimi tre giorni della vita di Fernando Pessoa.
Nel 2004 ha pubblicato il suo primo cd:" Apenas o amor", insieme a José Manuel Neto alla chitarra portoghese e Carlos Manuel Proença alla viola. L'album è "puro", tagliente e morbido, dolce e violento nello stesso tempo. Niente fronzoli e ammiccamenti; niente finzioni interpretative per cercare di aumentare la schiera di ammiratori. Il disco è stato apprezzato aldila' dei confini lusitani, fuori dal ristretto e selettivo gruppo di estimatori di questo genere di musica. Aldina ha conquistato il pubblico durante le sue turnée all’estero e ricevuto critiche positive da parte di giornalisti e addetti ai lavori.
Ha rilasciato una bellissima intervista radiofonica a Rádio Notícias Tsf e un' altra ad Ana Sousa Diaz alla Rtp 2: ne emerge una donna sincera nella sua passione artistica e che, oltre all'indiscutibile talento artistico, si caratterizza per una spiccata sensibilita' verso le tematiche sociali e politiche, non solo del proprio paese, ma di tutta la scena internazionale. Non è forse politicamente corretto da un punto di vista di marketing, ma la Signora non è stata mai avvezza a tatticismi del genere.
Ha cantato in piccoli spazi ma anche in alcuni luoghi prestigiosi, come il celebre Maxim in Praca d' Alegria o al festival fadista al Castello S. Jorge a Lisbona.
Nel 2006 è uscito, Crua, il secondo disco, con testi di J. Monge: un vero e proprio capolavoro.."Se aventura a morder a saudade para salvar o coração. Assim, nua e crua, para florir da tristeza...A mulher chama-se fado!", ha scritto João Monge nel Luglio del 2006.

“Uscito dalla prevendita di Zamora, mi diressi verso il fiume che bagna la citta'. Nei pressi c'era una piccola piazzetta con il selciato di mattoni rossi. Entrai nel bar della piazzetta e intravidi la saletta retrostante al bancone. Al tavolo c'erano tutti i musicisti e i tecnici che quella sera avrebbero suonato. C'era un clima allegro. Andai fuori dal locale e comprai dei garofani; li consegnai al barista, chiedendogli di darli alla signora seduta al tavolino della saletta. Scrissi due righe su un biglietto per ringraziarla di un suo precedente concerto in una villa in un altro paese, durante un festival intitolato a due personaggi di uno scrittore che amo molto….”


Nel frattempo e' uscito il terzo cd: Mulheres ao Espelho" (2008), e'stato presentato un documentario sulla sua storia in un festival cinematografico a Lisboa, e tante cose sono cambiate da quella notte extremadurena. Ma questa e' storia recente .... Forse, qualcuno, leggendo questo Homenagem, avra' la curiosita' di ascoltare Xaile Encarnado, Flor de Cardo e altri capolavori. Certo, potreste andare sul suo sito o sul suo Myspace, ma, considerato il suo talento, il fatto di essere una delle piu' interessanti fadiste presenti sulla scena, di essere una persona culturalmente e intelletualmente interessante, vi consiglio di andarla a sentire dal vivo. Scoprirete che c'è ancora qualcuno a Lisbona che sa cosa significhi la memoria.. un paese che a volte dimentica...Aldina Duarte, invece, ricorda...
Ricorda per il futuro, parafrasando un bellissimo libro

immagine: Aldina in concerto ad Aveiro
Il Fado Meia-noite di Aldina Duarte


lunedì 25 maggio 2009

Stili de Fado: i figli del Corrido, del Menor e del Mouraria (parte terza)

Post collegati: Fado Menor, Corrido, Mouraria

Comincio questo post introducendovi all'ascolto delle Marchas, un genere legato alle festività popolari portoghesi. Nell'ambito del Fado si sono sviluppati i Fado-Marcha, ne segnalo alcuni:


FADO MARCHA DO ALFREDO DOS SANTOS CORREEIRO, composto dall’omonimo cantante e chitarrista(1888-1959). Cantata tra gli altri dai celebri Carlos Zel (1950-2002), in Geraçao anos sessenta (testo di Manuel de Almeida) e da Fernando Maurício (1933-2003), in Alfama

FADO MARCHA DO ALFREDO MARCENEIRO composto dall’omonimo cantante.
Una curiosità sulle origini di questo Fado: è nato da una sfida tra il celebre Marceneiro e un altro fadista, Manuel Maria Rodrigues Marques, che si ritrovarono a improvvisare letras (testi) in sestine su musica di Fado Corrido, seguendo il ritmo di marcia. In quel periodo le melodie sui fados in sestine venivano chiamate marce; da questa improvvisazione Marceneiro stilò Há festa na Mouraria, che però ha un ritmo più lento di una tradizionale marcia portoghese.
Il testo di Marceneiro fu scritto da Antonio Amargo ed è differente da quello cantato da Amália che fu scritto da Gabriel de Oliveira, poeta appellato “Marujo” (marinaio).
E’ stato interpretato anche da Mariza (nell’album Fado em mim) e da Dulce Pontes (nell’album O Coraçao tem Tres Portas).

Há festa na Mouraria, A. Marceneiro sulla stessa musica ha cantato O Amor é agua que corre e Remorso
Camané, Senhora do Livramento
Qui potete ascoltare Amália Rodrigues, in un’interpretazione di Há festa na Mouraria, non “una marcia triste” contraria allo spirito allegro delle marce popolari, come qualcuno è arrivato a sostenere... ma una marcia caratterizzata da uno spirito profondamente religioso, una vera e propria oração alla Senhora da Saude....

FADO MARCHA DO MANUEL MARIA RODRIGUES MARQUES, é la marcia dell’omonimo cantante nata durante la sfida con Marceneiro.

Maria Teresa de Noronha, Mataram a Mouraria
Argentina Santos, Reviver o Passado

FADO PEDRO RODRIGUES (sestine), la musica è stata composta dall’omonimo cantante: Celebre la Duas Lágrimas de Orvalho (1970) di Carlos do Carmo, reinterpretata da Mariza nell’album Transparente. Innumerevoli le versioni cantate su questa musica, tra cui Amar não é pecado di Argentina Santos.


FADO MARGARIDA, composto dal chitarrista Miguel Ramos (1904-1982) per la cantante Margarida Pereira. Molti Fado dedicati alle cantanti portano il nome delle stesse. Cantato con testi differenti da molti fadisti, ecco due esempi:

Una versione live di Carlos do Carmo, Poetas de Lisboa (letras di Vasco da Graça Moura)
Mariana Silva, Carta sem resposta (1972, letras di Artur Ribeiro)
Alfredo Marceneiro, O Marceneiro

FADO DA AZENHA
(fado del mulino), composto dal poeta e cantante Joaquim Frederico de Brito (1894-1977), sarà consacrato dalla voce della grande Lucília do Carmo

Fernanda Maria, Sou Companheira do Vento (1972)
Manuel de Almeida, Azenha velhinha
Ana Moura, accompagnata da Jorge Fernando, José Manuel Neto (guitarra portuguesa) e Felipe Larsen (chitarra-baixo) dal vivo al Coliseu in Primeira Vez (album Para Alem da Saudade), un' incomparabile interpretazione del Fado Azenha.

FADO DOIS TONS, composto dal cantante Alberto Costa Lima, una variante del Mouraria

Manuel de Almeida, Os teus Olhos
Julio Peres, Mais anos de Fado
Maria Teresa de Noronha, Recordação

FADO MEIA-NOITE, non è certo se è stato composto da Filipe Pinto (1905-1968) o creato per questo storico cantante. E’ caratterizzato da toni maggiori e minori che si alternano.
Amalia Rodrigues, Libertação (David Mourão Ferreira) Argentina Santos, Quadras (1978, testo di Antonio Botto)
Camané, Escada sem corrimão


FADO VARELA, composto per il cantante Renato Varela (1909-1946), cantato da Misia con il testo Séte Luas, da Maria Teresa de Noronha (Fado Boémio), da Manuel Cardoso de Menezes (Trem Desmantelado).

Fernando Farinha (1929-1988), Derrocada

FADO BLANC, composto da José Pedro Blanc, cantato da Amália Rodrigues con il testo Da-me o braço, anda daí (scritto da Linhares Barbosa) e interpretato da una grande voce, quella di Manuela Cavaco ; questo fado, in stile Mouraria, è molto cantato da attuali fadiste tra cui: Joana Amendoeira, Maria Ana Bobone , Ana Moura in Mapa do Coração





giovedì 21 maggio 2009

Il concerto di Misia al Gran Teatro la Fenice di Venezia



Post collegato: Misia discografia

Undici poemi scritti da alcuni tra i più celebri nomi della letteratura portoghese e cantati da Misia, l’artista più eclettica del nuovo Fado, hanno conquistato e stupito il pubblico della Sala apollinea nel Gran Teatro La Fenice. Il concerto è stato aperto in gran stile con il Fado Adivinha, un poema del Nobel portoghese José Saramago su musica di A.Vitorino de Almeida; un Fado reso ancora più prezioso dall’accompagnamento della viola di Miguel da Silva. Accanto a Misia due chitarristi rinomati: Bernardo Couto (guitarra portuguesa) e Carlos Manuel Proença.
Il brano successivo, Que fazes aì Lisboa, scritto da Mario Gonçalves e contenuto nell’ultimo album Ruas, è stato uno dei più emozionanti di tutto il concerto. Assieme a Lágrima, è stato un ulteriore omaggio ad Amália Rodrigues, che l’ha cantato nell’album Obsessão (1990). Altri due brani meravigliosi, fuori programma, sono stati Verdes Anos e Sem Saber, scritti da Vasco da Graça Moura ed entrambi su musiche del grande Carlos Paredes. Tra gli altri poeti cantati, Rosa Lobato Faria (Venho de Longe Lisboa), Mário de Sá Carneiro (Estátua Falsa) e F.Pessoa, di cui Misia ha cantato la saudade in Poeta Fingidor e Dança de Mágoas.
Un Fado elegante e raffinato quello di Misia, fatto di pochi e misurati gesti e di un canto che comincia e finisce a occhi chiusi affinché le parole non perdano l’emozione di chi le incarna, neppure per una frazione di secondo.

Nelle immagini, Misia in concerto con Bernardo Couto e Carlos Manuel Proença e alcuni dei miei amici appassionati di Fado e cultura portoghese.

In questo video di un suo concerto a Parigi, potete ascoltare un estratto di Que fazes aì Lisboa,
interpretato in maniera magistrale nel concerto di Venezia e contenuto nel suo ultimo album Ruas.

Que Fazes Aí, Lisboa (letras de Mario Gonçalves, musica de Arlindo de Carvalho/ Fado Menor)

Que fazes aí, Lisboa,
de olhos fincados no rio
Os olhos não são amarras
para prender um navio…
Que fazes aí, Lisboa,
De olhos fincados no rio

O barco que ontem partiu
Partiu e não volta mais
Chora lágrimas de pedra
Em cada esquina do cais
O barco que ontem partiu,
Partiu e não volta mais

Lisboa, velha Lisboa,
mãe pobre à beira do rio
Seja o xaile dos meus ombros
Agasalho do teu frio
Lisboa, velha Lisboa,
mãe pobre à beira do rio!

Traduzione:

Che fai lì, Lisbona,
con gli occhi puntati al fiume
Gli occhi non sono ormeggi
per ancorare la nave
Che fai lì, Lisbona,
con gli occhi puntati al fiume…

La barca che ieri è partita
è partita e non torna più
Piange lacrime di pietra
In ogni angolo del molo
La barca che ieri è partita
è partita e non torna più…

Lisbona, vecchia Lisbona,
povera madre accanto al fiume
che lo scialle delle mie spalle
sia il riparo del tuo freddo
Lisbona, vecchia Lisbona,
povera madre accanto al fiume…

Dança de Magoas (Fernando Pessoa – Raúl Ferrão, Fado Carriche)

Como inútil taça cheia
que ninguém ergue da mesa
transborda de dor alheia
meu coração sem tristeza.

Sonhos de mágoa figura
só para ter que sentir
e assim não tem a amargura
que se temeu a fingir.

Ficção num palco sem tábuas
vestida de papel seda
mima uma dança de mágoas
para que nada suceda.

Traduzione:

Come inutile coppa piena
che nessuno alza dalla tavola
trabocca estraneo di dolore
il mio cuore senza tristezza

Di sogni di figura in pena
solo per avere la sensazione
e così non provare l’amarezza
che si teme a fingere

Finzione su un palco senza assi
con veste di carta seta
mima una danza del dolore
perché nulla accada