lunedì 25 marzo 2013

Natalia Correia de Oliveira: biografia di una poetessa rivoluzionaria

Natália de Oliveira Correia nacque a Fajã de Baixo, isola di São Miguel, Azzorre, il 13/09/1923 e  morì a Lisboa il 16/03/1993. 
Frequentò il liceo a Lisbona, non intraprese studi universitari. Nel 1979 fu eletta nel Parlamento Portoghese.
Non inquadrandosi perfettamente in nessuna corrente letteraria, inizialmente si legò al Surrealismo e, a suo stesso parere, la sua più importante adesione fu quella alla corrente del Romanticismo. La sua opera tocca i generi più svariati, dalla poesia al romanzo, dai testi teatrali ai saggi.
Importante figura della cultura portoghese della seconda metà del XX secolo, spicca come poetessa e come politico, essendo stata eletta deputato per il Partito Socialista.
Fondò il Fronte nazionale per la Difesa della cultura, intervenne politicamente su temi culturali e riguardanti il patrimonio artistico, in difesa dei diritti umani e della donna. Invocò sempre la letteratura come forma di intervento per la società ed ebbe un ruolo attivo nell’opposizione allo Estado Novo. Natália Correia spiccò nella lotta contro il fascismo. Diversi suoi libri furono proibiti dalla censura e fu condannata a tre anni di prigione, con pena sospesa, per abuso di libertà di stampa.
Fu una figura importante nei circoli che riunivano i nomi più rilevanti della cultura e della letteratura portoghese degli anni 50 e 60. E’ particolarmente ricordata per la sua personalità vigorosa e polemica, personalità che si riflette nella sua scrittura.
In una dichiarazione all’agenzia di stampa Lusa, Maria Amélia Campos, affermò di essersi interessata all’autrice di "A Pécora"(1983) grazie allo studio che conduceva sui discorsi delle deputate elette prima e dopo la rivoluzione del 25 Aprile 1974, studio che fu pubblicato nel 2002.
“Mi sono subito accorta di una forte differenza tra il discorso di Natália e quelli delle altre deputate e questo mi ha portato ad interessarmi alla sua vita, tanto più che non sono mai stata in intimità con lei (sua amica), l’ho conosciuta soltanto come figura pubblica”
La biografia, pubblicata dalla casa editrice Parceria A.M.Pereira, traccia in 14 capitoli – “14 come le stazioni della via crucis” – la vita della scrittrice, la cui opera è “poco conosciuta e studiata perché la sua figura di donna si sovrappone sempre alla sua opera”, ha argomentato l’autrice.
Nel 1942 si sposò con Álvaro Pereira. Nel 1949 si unì a William Creighton Hylen dal quale si separò nel 1950 al fine di sposarsi con Alfredo Machado. Nel 1994 inizò la sua carriera come giornalista nel Rádio Clube Português. Nel 1960 incise il disco "Natália Correia Diz Poemas de Sua Autoria".
Conobbe Dórdio Guimarães, compagno di vari lavori sia al cinema che in televisione, nel 1962. Nel 1990 si sposarono e rimasero uniti fino alla morte di Natália.
Nel 1971, insieme ad Isabel Meyrelles creò una società da cui nacque il Botequim (luogo di incontro, scambio e convivio, ove nacquero effervescenti idee culturali).
Fu direttrice dello Estúdios Cor e della casa editrice Editora Arcádia. Nel 1976 diventò direttrice del "Século Hoje", di "Vida Mundial", e assessore dell’a llora segretario di Stato alla Cultura, David Mourão-Ferreira.
Natalia Correia è, per via degli elementi tumultuosi, eterogenei e appassionati che appaiono nella sua opera e nella sua vita, una figura particolare della letteratura  del secolo XX.
Iniziò la sua produzione con cronache di viaggi negli Stati Uniti (Descobri que sou Europeia) nei quali affermava una personalità molto forte, focosa e pungente, ma è stato nell’opera poetica che indubbiamente ci ha lasciato il più ricco e duraturo filone della sua scrittura.
La scrittrice ha un grosso debito con l’esperienza surrealista ed in particolare con Mario Cesariny de Vasconcelos. Da lui riprese (e trasformò) il non sense verbale dei lunghi poemi anaforici, pieni di sorprendenti metafore, a volte attingendo alla violenza ed alla bellezza di alcuni testi ispirati dove si aprono svariate piste di sensi per rappresentare l’universo accentrativo del fascismo portoghese, la mediocrità e la repressione, la spregevole morale salazarista, l’ipocrisia quai generale come nel celebre poema “Queixa das Almas jovens censuradas”, contenuto in uno dei suoi migliori libri, “Dimensao Encontrada”.
Stridente nella polemica, provocatoria ed originale nel brillante tentativo teatrale che è l’opera “A Pecora”, propensa allo stesso tempo alla spiritualità ed alla magia, alla cabala, al culto dello Spirito Santo, culto così radicato nella terra dove nacque, le Azzorre, ci ha lasciato anche saggi e poemi dedicati alle radici, alla trascendenza. Allo stesso modo, esibendo un rinnovato virtuosisimo orchestrale e retorico, scrisse, nell’ultima parte della sua vita i “Sonetti Romantici” che rappresentano una nuova sfida, essendo così lontani dai suoi romanzi di avanguardia come “Madona” o “As Nupcias”, dove eleva il tema dell’incesto, caro alla mitologia classica, ad una rara completezza di disarmonia/armonia.
Il processo di infantilismo del paese, gli uomini trasformati in automi, l’imitazione della felicità all’estero,  fu metaforizzato perfettamente dalla Correia nelle celebri strofe cantate da José Mario Branco in Francia per gli emigranti e gli esiliati e che poi furono cantate dopo Aprile (la rivoluzione dei garofani) in tutto il Portogallo.  La scrittrice ha un grosso debito con l’esperienza surrealista ed in particolare con Mario Cesariny de Vasconcelos. Da lui riprese (e trasformò) il non sense verbale dei lunghi poemi anaforici, pieni di sorprendenti metafore, a volte attingendo alla violenza ed alla bellezza di alcuni testi ispirati dove si aprono svariate piste di sensi per rappresentare la mediocrità e la repressione, la spregevole morale salazarista…
 
 
 
Protesta delle anime  giovani censurate (trad. A. Belcari)
 
Ci danno un giglio ed un temperino
Ed una anima per andare a scuola
Ed un cartello che promette
Radici, stelo e corolla
Ci danno una mappa immaginaria
Che ha la forma di una città
Un orologio ed un calendario
Dove non viene la nostra età
Ci danno l’onore dei manichini
Per incoraggiare la nostra assenza.
Ci danno il premio di essere così,
Senza peccato e senza innocenza.
Ci danno una barca ed un cappello
Per farci fare un ritratto.
Ci danno i biglietti per il cielo
Rappresentando la scena in un teatro.
Ci pettinano le teste enormi
Con le parrucche dei nonni
Affinché ci sia impossibile
Assomigliare a noi stessi quando stiamo da soli.
Ci danno una torta che è la storia
Della nostra storia senza trama
E non ci suona nella memoria
Nessuna altra parola che non sia “paura”.
Abbiamo fantasmi così educati
Che ci addormentiamo sulle loro spalle
Sogni vuoti, spopolati
Di personaggi del terrore.
Ci danno la copertina del vangelo
Ed un pacco di tabacco
Ci danno un pettine ed uno specchio
Per farci pettinare un macaco
Ci danno un garofano legato alla testa
Ed una testa legata alla cintura
Affinché il corpo non sembri
La forma dell’anima che lo sta cercando.
Ci danno una bara fatta di ferro
Con l’imbottitura di diamanti
Per organizzare la sepoltura
Del nostro corpo più avanti
Ci danno un nome ed un giornale
Un aereo ed un violino
Ma non ci danno l’animale
Che infilza con le corna il destino
Ci danno marinai di cartone                                                                
Con timbro sul passaporto
Per questo la nostra dimensione
Non è vita e nemmeno morte
 
E’ stata sicuramente anche una scrittrice romantica la Correia, proprio grazie al suo onirismo surrealista o della sua calorosa difesa dei diritti della donna, nel suo fascino per l’androgino, nell’espressione dell’eros totale, nel culto della madre, nella resa regale delle sue isole dense di brume e misticismo, anche in molte delle sue veementi prese di posizione in Parlamento, in piazza o nel piccolo schermo.
L’attenzione, quasi ossessiva, posta sulla sua figura politica ha oscurato, spesso, il talento reale e la sensibilità della scrittrice. E’ bene farle giustizia e osservare a fondo la sua opera, fiume luminoso, a volte fiamme, che porta con se molto del vissuto di Natalia, di quello che lesse, sognò, che voleva costruire e che poi lasciò incompleto, proprio come succede a quasi tutti gli artisti mossi da passione.
Anche il lato narcisistico della sua personalità, lato che convive con tutta questa forza e generosità, è li, disteso sullo specchio della parola.
 
Il Sole nelle Notti e il chiaro di Luna nei Giorni (trad. di A.Belcari)
 
Dell’amore non resta più niente di un Ottobre
E quanto più mi sento amata tanto più desisto:
Tanto più tu mi spogli, più io mi copro
E quanto più mi nascondo, più mi ritrovo
E so che ti turbo e ti abbaglio sempre più
Perché più mi offusco e più esisto.
Di dentro mi illumino, sole occulto,
Di fuori ti inginocchio, corpo mistico
Non svegliarmi. Sono morta nella Kermesse dei tuoi baci.
Eterea. La mia specie
Nemmeno il tuo amante zelo la  smuove
Ma più in nuvole mi disfaccio
Più di terra e fuoco è l’abbraccio
Con cui nella carne vuoi costringermi giovane
 
 
O Sol nas Noites e o Luar nos Dias  
De amor nada mais resta que um Outubro 
e quanto mais amada mais desisto: 
quanto mais tu me despes mais me cubro 
e quanto mais me escondo mais me avisto. 
E sei que mais te enleio e te deslumbro
porque se mais me ofusco mais existo. 
Por dentro me ilumino, sol oculto, 
por fora te ajoelho, corpo místico.
Não me acordes. Estou morta na quermesse 
Dos teus beijos. Etérea, a minha espécie  
nem teus zelos amantes a demovem.
Mas quanto mais em nuvem me desfaço  
mais de terra e de fogo é o abraço      
com que na carne queres reter-me jovem.  
 
Per l'ascolto ho scelto due fados
 
Sete Luas poema di N. Correia nell’album di Misia Garras do Sentidos (Fado Varela)
E se a Morte me Despisse poema di N.Correia nell'album di Misia Drama Box (musica di Mario Pacheco)


E per i cultori della poesia e della musica portoghese consiglio un musical....

E' appassionata e fedele l'immagine di Natalia Correia che Felipe La Feria presenta nel musical "Uma Noite em Casa di Amalia"...
per rievocare i poemi e le canzoni di quella famosa notte del 1970 in cui Amalia nella sua casa ospitò i suoi cari amici...Vinícius de Moraes, Natália Correia, Ary dos Santos, David Mourão Ferreira, Alain Oulman e la pittrice Maluda...quel loro incontro segreto, minacciato dal regime dittatoriale ancora presente a Lisbona, fu registrato e nel 2008 si è trasformato in uno dei più bei dischi di Amalia Rodrigues "Amalia/Vinicius"....
http://www.youtube.com/watch?v=yPKCNHOgXTg&playnext=1&list=PL8CD57A4A7D77B62B&feature=results_video
 

 

venerdì 22 marzo 2013

AMALIA: L’INCONTRO CON ALAIN OULMAN ED IL CAMBIAMENTO DEL FADO TRADIZIONALE

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Amalia Rodrigues il suo ingresso nel Fado
















Oltre alla musica, Alain Oulman, con la sua vasta cultura mi ha fatto conoscere grandissimi poeti. Ha portato i poeti dentro la mia casa. Alain non componeva soltanto la musica ma cercava, nei libri di poesia, testi per la musica. Mi ha dedicato molto tempo. Con lui mi sono coltivata.
Amália Rodrigues

Il Destino di Amália si è incrociato con quello di molti suoi ammiratori. Ad un certo punto appare un uomo nella sua vita che la fa cambiare definitivamente: parliamo di Alain Oulman (1929 – 1990).
Come compositore Oulman ha scritto circa sessanta fado per Amália. Nasce a Lisbona, in una famiglia ebrea di ceto operaio. Da subito si appassiona alla musica ed alla poesia. Prendendo come esempio Léo Ferré, che cantava Rutebeuf, Rimbaud o Verlaine, traspone in musica le parole dei grandi poeti portoghesi: le Cantigas de Amigo, il classico Luís Camões, João de Deus, João Roriz, de Castelo-Branco, i contemporanei José Carlos Ary dos Santos, Alexandre O’Neill, Pedro Homem de Mello, Manuel Alegre, David Mourão – Ferreira e molti altri.
Uomo di sinistra, legato da vincoli di amicizia con oppositori del regime fascista, viene arrestato dalla PIDE (la polizia politica di Salazar) nel 1966, prima di essere espulso in Francia. Fino alla fine della sua vita continua ad essere un grandissimo ammiratore di Amália, muore a Parigi nel 1990.
E’ lui il responsabile, con la sua presenza nella vita di Amália dalla prima decade degli anni 60, del cambiamento del repertorio della cantante.
La fadista “abbandona” i così chiamati poeti popolari del Fado ed inizia a cantare i grandi poeti eruditi della Letteratura Portoghese.
Amália poté così cantare la poesia che più amava, unendo il suo canto a quello di Camões, il poeta che preferiva, facendolo così conoscere ad un vastissimo pubblico. Per altro questo suo desiderio era già presente dal 1945: quando incise, in Brasile, i suoi dischi, c’era già, mescolato con gli altri successi, un poema diverso, che niente aveva a vedere con la lirica tradizionale del Fado. Si tratta di As Penas, di Guerra Junqueiro, poema che Amália aveva scoperto precedentemente per caso leggendo un giornale.
Qualche anno dopo, intorno al 1950, di nuovo un giornale le farà conoscere un altro poema, stavolta di un autore contemporaneo: Pedro Homem de Mello. Questi versi colpirono così tanto la sua sensibilità che la voglia di cantare la poesia divenne per lei irresistibile: nacque così il successo Fria Claridade.
Amália temeva che un poeta consacrato non volesse vedere il suo nome legato al Fado. Niente di più sbagliato: a Pedro Homem de Mello piacque talmente tanto l’interpretazione che scrisse appositamente un poema per la voce di Amália, diventando da quel momento suo collaboratore, ammiratore ed amico. Pedro Homem de Mello inviava ad Amália i proprio libri affinché lei scegliesse le poesie che più le piacevano:
Bene, quello che io ho sentito in quel momento è stata una sensazione di vittoria, la più grande a cui potessi ambire, dato che ho realizzato in quell’istante che la mia poesia, nella straordinaria voce di Amália, era arrivata fino al popolo.
E proprio questo è quello che è successo con poema Povo, bellissimo e lungo, che Amália riuscì a ridurre ad una brillante essenzialità, avvolgendolo sapientemente con una delle più belle e drammatiche musiche del Fado Menor, il Vitória di Joaquim Campos. Ecco la nascita di Povo que Lavas no Rio, un Fado che da qui in poi Amália canterà sempre, facendolo nuovo in ogni esibizione, trovandogli nuove ed insospettabili dimensioni, come si può constatare nell’album Ao Vivo, registrato a Roma negli anni 50.
In una intervista con Luís Osório datata 24 Febbraio 1999, intervista fatta nella sua casa in Rua de São Bento, Amália riferisce:
Mi commuovo quando mi ascolto a cantare questo Fado, la forza che do alle parole è commovente. Quando mi ascolto cantare As Tábuas do Meu Caixão mi metto a piangere.

Amália cantò anche Havemos de ir a Viana, ed il lamento per il destino fatale del Rapaz da Camisola Verde, entrambe di Pedro Homem del Mello.
In una intervista alla RTP il poeta affermò che con Amália la sua poesia era arrivata al popolo.
Amália aveva appena iniziato a cantare Fria Claridade di Pedro Homeme del Mello e già un altro giovane poeta, David Mourão – Ferreira, sentiva il desidero di avere quella voce drammatica ed espressiva come veicolo della sua poesia. Gli scrisse un bel poema che parlava di un amore funesto, Primavera, germoglio di una lunga e feconda collaborazione che alleava il potere emotivo al rigore della sua costruzione. La collaborazione continuò con Abandono e con le immagini evocanti una Lisbona colorata e solare come in Madrugada de Alfama, o una Lisbona misteriosa e notturna, come in Nome de Rua.
Questo “matrimonio” tra il poeta e l’interprete ebbe il inizio intorno al 1959.
Amália intanto andava scoprendo e cantando nuovi poeti contemporanei, come Luís Macedo,
di cui ricordiamo Cansaço, dove l’inquietudine espressa nelle parole si coniuga alla musica di un altro Fado Minore di Joaquim Campos, il Fado – tango, generando una sensazione di malessere e di male di vivere quasi insopportabile.
Amália avrebbe voluto cantare molti altri poeti, ma non trovava nel Fado esistente il supporto musicale appropriato. Questa difficoltà venne superata grazie all’incontro, negli anni 60, con Alain Oulman, che portò una composizione musicale adeguata a questo desiderio, espresso da Amália, di proseguire le ricerche nel campo della poesia
Secondo le parole della propria Amália:
Un giorno ero in tournee e mi presentarono Alain Oulman, che aveva composto una musica pensandomi: Vagamundo. La ascoltai e mi piacque. Ne seguirono altre ed andai contro la marea di persone che mi stavano intorno, che trovavano quella musica molto complicata. I chitarristi, effettivamente, dovettero imparare quelle armonie nuove che aveva portato Alain, armonie che non avevano niente a che vedere col Fado, dato che il Fado è povero in armonia. Ed io le ho cantate perché per me erano Fado.(…) Oltre alla musica, Alain,con la sua vasta cultura, mi ha fatto conoscere grandissimi poeti. Alain non componeva soltanto la musica ma cercava, nei libri di poesia, testi per la musica (…). Ci fu molta gente che disse che io non cantavo più il Fado, che quello scritto da Alain non era Fado. (…) Alain mi ha portato un pubblico che non era mio ed allo stesso tempo ha allontanato un po’ l’altro pubblico che avevo. A cominciare dai chitarristi. José Nunes quando doveva suonare cose di Alain diceva sempre: Andiamo a suonare le opere!

Oulman andò oltre Valério perché, essendo un uomo che non proveniva dal mondo del Fado, con una visione esterna, più colto e cosmopolita, non ebbe paura della sfida, dell’innovazione, di contravvenire i canoni e le tradizioni del Fado. Rischiò di più, osò di più. Amália, adorando le sfide, condivise l’estetica di Alain. Ancora una volta la rottura era annunciata e l’innovazione sfruttata in modo naturale. Il repertorio tradizionale, il così chiamato Fado degli Infelici, della “cascamortaggine”, era stato temporaneamente messo da parte (dato che Amália non rinnegò e dimenticò mai il repertorio con cui iniziò la sua carriera artistica). Ora era però venuto il tempo di cantare i grandi poeti della letteratura portoghese, ed il grande propulsore di questo fu, indubbiamente, Alain Oulman.
Con lui Amália incise un album, Asas Fechadas, anche conosciuto con il nome di Busto, che è diventato un classico ed un punto fermo di tutta la discografia fadista. In questo album canta Pedro Homem de Mello, David Mourão – Ferreira, José Carlos Ary dos Santos, Luís Macedo, e canta se stessa in Estranha Forma de Vida, con musica del Fado – ballato, scritta da Alfredo Marceneiro.
Questo album è una vera e propria pietra nello stagno, per i nuovi orizzonti che porta al fado ed alla musica portoghese. Diciamo nuovi orizzonti per il grandioso panorama letterario che presenta. Per quello che riguarda le innovazioni musicali abbiamo non solo il tradizionale accompagnamento fatto dalla chitarra portoghese e dalla chitarra classica, ma anche l’aggiunta melodica del pianoforte, suonato da Alain Oulman. All’epoca rappresentò una netta rottura con la tradizione, in termini di immaginario e di sonorità. In questo album ci sono tre Fado accompagnati con il pianoforte. Nelle prove ad Amália piacque quello che stava sentendo, cosa che per altro si nota nelle registrazioni. Non c’era né paura né poco rispetto per ciò che era tradizionale. L’obiettivo era di fare il meglio, il meglio che la poesia portoghese meritasse e che loro erano capaci fare. E superare, una volta per tutte, strade e modelli tematico / letterario musicali, imposti da troppo tempo. Nel farlo Amália non ha soltanto innovato il Fado, ma ha anche aperto nuove strade per i fadisti della generazione successiva ala propria che, notando la sua modernità, la hanno presa come modello pressoché obbligatorio, riconoscendole questo merito.
La critica, nel sentire il disco, non lo considerò Fado.
L’aritocratica fadista Maria Teresa di Noronha, affermò in modo sarcastico che le parole erano alla Picasso.
Nessuna di queste affermazioni fecero indietreggiare Amália e Alain Oulman di un passo nel proprio proposito / obiettivo: divulgare, attraverso la voce di Amália Rodrigues e la musica di Alain Oulman, alcuni poeti eruditi di lingua portoghese.
Dopo questo disco, Amália osò ancora di più, andando verso l’incontro con il poeta che sentiva essere, nella sua voce, il più amato, dato che era quello che più profondamente aveva compreso e trasmesso il significato della parola Fado: Luís de Camões.
E Amália cantò Camões con la musica di Alain Oulman, togliendolo dalla polvere dei libri e della lettura e degli studi eruditi, divulgandolo con la sua voce ad un pubblico che appena lo conosceva. Questo incontro così forte fece nascere una grande polemica e all’appoggio di molti si oppose la reazione di considerava la cosa come un’eresia.
Effettivamente la polemica fu aspra. Fu la reazione di una elite intellettuale che aveva una visione dell’arte aristocratica e classista e che dichiarava, come fosse un dogma, che Camões non era compatibile con il Fado e quindi con il popolo ed un genere musicale popolare.
Nel giugno 1965 uscì il disco Fado Português, dove Amália canta i celebri sonetti di Camões Erros Meus, Lianor, Dura Memória, musicati da Alain Oulman, divulgando così il suo amato poeta. Curiosamente questo album non ebbe grande impatto. Tuttavia, quando nell’Ottobre dello stesso anno, apparve il 45 giri Amália canta Luís de Camões, una grande polemica crebbe intorno alla fadista, polemica che crebbe fino al punto che il Díario Popular, il 23 Ottobre 1965, decise di sentire cosa pensassero dell’accaduto alcune personalità importanti della vita portoghese, come il professor Hernâni Cidade, lo scrittore David Mourão – Ferreira, il compositore Alain Oulman, lo scrittore José Cardoso Pires, il poeta Alexandre O’Neill, lo scrittore José Gomes Ferreira, il giornalista Urbano Tavares Rodrigues, la fadista Maria Teresa de Noronha e l’astista plastico Júlio de Sousa.
Le opinioni non furono unanimi. Come si può immaginare alcuni furono contrari ed altri favorevoli del lavoro.
Ma, che piaccesse o meno, le musiche di Alain Oulman di fatto permisero ad Amália di cantare finalmente i poeti che amava e che non riusciva a portare nel Fado. Ci vollero molto coraggio e sfrontatezza da parte di entrambi per cambiare ciò che pareva ”istituito” nell’universo purista del Fado.
Ma torniamo alle critiche che vennero fatte al disco.
José Cardoso Pires qualificò il disco come demagogia da quattro soldi.
Anche Júlio di Sousa, artista plastico e autore di testi, non apprezzò il fatto che Amália Rodrigues osasse cantare “il poeta dei poeti”; la ragione è che nella gola di Amália tutto assume lo stesso valore. Per sottolinearlo aggiunse che la fadista cantava Linhares Barbosa così come cantava Camões, non valorizzando alcunché.
Il poeta José Gomes Ferreira affermò che non è d’accordo con l’idea del disco e tanto meno era disposto ad ascoltarlo. Riflettendo suo nel giudizio il proprio disprezzo per il Fado e per la cultura popolare a cui appartiene, ecco le sue parole: Ci sono capolavori nella musica portoghese, come per esempio Os Madrigais di Luís Freitas Branco, ispirati alla poesia di Camões. Ovviamente esiste anche la bottega del lustrascarpe Camões. Ognuno ha quel che si merita.
A questi e ad altri che consideravano snob cantare Camões, Amália rispose che aveva cantato quei versi perché le erano piaciuti ed aggiunse: i versi scritti dai poeti sono fatti per essere cantati e conosciuti. I poeti appartengono al popolo: io sono del popolo.
Ovviamente Amália non era sola: furono molti coloro che dettero pubblicamente il proprio appoggio e che pensavano che i poeti non dovessero rimanere chiusi nei libri, nei polverosi scaffali delle biblioteche.
Primi tra tutti David Mourão Ferreira ed Alain Oulman. Il poeta apprezzò il lavoro e dichiarò che, al di la della magistrale interpretazione della fadista, il disco rappresentava una ottima occasione affinché il popolo capisca che Camões gli appartiene e non appartiene alla prosa ufficiale in cui viene impagliato. Da parte sua il compositore, grande responsabile di questa “rivoluzione” / “apertura” nel Fado, affermava di aver pensato alla più grande voce portoghese per il più grande poeta portoghese di sempre e pone un interrogativo: se già canta i grandi poeti portoghesi contemporanei, perché non cantare i grandi poeti portoghesi del passato?
Della stessa opinione era il giornalista Urbano Tavares Rodrigues che considerava Camões un grande poeta ed Amália una grande voce, quindi si compensano (…), è quello che si potrà chiamare legame tra due grandi.
Alla discussione partecipò anche Alexandre O’Neill che affermò: non bisogna isolare il genio negli ospizi dei grammatici o nelle sonnolente sessioni di poesia, aggiungendo che questa è la pratica dei babbei (…), per questo io trovo splendido l’incontro di Camões – il – culto con Amália – la – fadista, per lo scandalo di certi ben pensanti ed il piaceri di quelli che capiscono che un poeta non deve sopravvivere solo in pietra ed un fadista in un coltello a serramanico.
Interessante è leggere l’opinione di una rappresentante del così detto Fado aristocratico, Maria Teresa de Noronha:
Non ne penso male, comincia a dire la creatrice del “Fado das horas”, Amália può cantare tutto. Solo non concordo col fatto che esca dall’ambito del Fado. Mi dispiace che Amália canti spagnolate o cose simili. E’ stata l’unica che poteva portare il fado fuori dai nostri confini, è stata l’unica che non l’ha fatto. Amália può cantare tutto, anche Camões. Io non lo avrei fatto, non penso che quello sia Fado. Ma dato che ha cantato tante cose…
Maria Teresa de Noronha difende una posizione molto rigida riguardo il repertorio di Amália e sbagliandosi sulla questione della divulgazione all’estero del Fado, cosa che le proverà il futuro.
Il 17 Dicembre 1965 , nel Díario de Notícias Augusto de Castro mise un punto fermo alla polemica pubblicando un articolo di fondo intitolato Cantar Camões. Nell’articolo fa i suoi complimenti alla fadista, a Guerra Junqueiro e a Camões. Secondo lui Amália non è soltanto una voce (…), è un caso e, nel suo genere e nel suo linguaggio artistico, un caso nazionale. Inoltre afferma che con lei, dalla frangia nera e col sole negli occhi, va il Potogallo per il Mondo (…). Si può cantare tutto (…). Camões ha amato le persone come Amália perché è stato un popolo di marinai e poeti (…). Canti Junqueiro, canti Camões, canti quel che vuole, Amália, sempre che lo canti bene, così come ha fatto fino ad adesso.
Non smette di essere curiosa, tuttavia, questa immagine di Camões divulgatore del mito dell’Impero, così come lo aveva diffuso l’Estado Novo.
Forte di questo, Amália continuò a cantare Camões e tutti i poeti, i “suoi poeti”, come lei ha tante volte detto, portando il Fado verso nuovi orizzonti, dandogli nuovi contenuti culturali sempre in compagnia del suo “complice” Alain Oulman.
Per Amália questo viaggio nel mondo della poesia erudita portoghese era molto salutare e voluto. Tutto si riassumeva al suo gusto per il canto. Erano versi da cantare e lei lo fece come strumento ideale del lirismo del suo paese. Non osò mai cantare Fernando Pessoa perché secondo lei non era cantabile, così come il poeta Mário de Sá – Carneiro:
quello che mi fa diventare matta è che non sono capace di mettere Mário de Sá – Carneiro nel fado – classico (…) Mi piace molto Fernando Pessoa, ma non si può canatare.

Con la musica di Alain Oulman la voce di Amália ci trasporta nel XIII secolo, ai confini abbaglianti della poesia dei trovatori, della cantiga de amigo Sediam’eu na Erminda de Saint Simion di Mendinho, alla dolcezza della ballata Nós As Meninhas di Pero de Viviães, agli albori del secolo XVI, quando la lingua portoghese si fissa, nella bellezza del triste addio di João Roiz de Castelo-Branco, nella sua Cantiga Partendo-se che fa parte del Cancioneiro Geral di Garcia de Resende (1516). Amália cantò António Feliciano de Castilho e José Régio, un poeta che sentiva tanto il Fado da interrogarsi sulle sue origini in Fado Português:
Il Fado è nato un giorno in cui il vento appena si muoveva ed il Cielo prolungava il Mare, nella murata di un veliero, nel petto di un marinaio che essendo triste cantava…

La voce di Amália, di repente, riecheggiava nei più diversi poemi eruditi della letteratura portoghese: Alexandre O’Neill, Ary dos Santos, Almada Negreiros, Manuel Alegre e molti altri.
Il repertorio nazionale si vedeva così doppiamente arricchito: nuove musiche e nuovi testi.
Riassumendo: nel 1962 Amália sfida le convenzioni imperanti nel fado, interpretando poemi classici e contemporanei della Letteratura Portoghese, musicati da un compositore di nazionalità francese dato al fado ed alla sua Voce, Alain Oulman. Che Luís de Camões potesse essere cantato in fado era una cosa che scioccava vari settori della società non solo politicamente ma anche intellettualmente conservatrice. Che la chitarra portoghese e quella classica potessero associarsi ad un pianoforte e che certi temi avessero un’introduzione musicale più lunga di quella abituale del Fado tradizionale, portò i “puristi” del Fado a levare critiche in tutto e per tutto simili a quelle formulate due decadi prima riguardo le melodie di Frederico Valério.
Ma alla fine, il tempo è il giudice supremo: le composizioni di Frederico Valério e di Alain Oulman sono ritenute oggi, curiosamente, dei veri classici ed integrano il repertorio di innumerevoli cantanti di Fado.
Amália, come soggetto di rottura nel Fado, al di la della sua azione in termini di repertorio, prima con il così detto Fado – canzone, in collaborazione con Frederico Valério e, in seguito, con Alain Oulman ed i grandi poeti portoghesi, ha portato il Fado dalla sua condizione di canzone “maledetta” per le sue origini umili e per la cattiva fama delle sue grandi interpreti femminili – si veda il caso di Severa – ad un altro piano, liberandolo da questa condizione, facendolo uscire dalle taverne e dalle Case di Fado, dandogli un’aria di cosmopolitismo, charme e buon gusto. Allo stesso tempo Amália rese il fado internazionale e più vicino a tutti i temi sociali.
Amália, con un enorme intelligenza intuitiva ed un ineccepibile buon gusto, è stata anche una donna che ha saputo imparare dalla vita, prendendo il meglio che le persone, che progressivamente incontrava, potevano darle, in una immensa sete di progresso e di novità. Amália sentiva che mantenendo le limitazioni tipiche del Fado tradizionale sarebbe rimasta sempre legata ad un pubblico ristretto, incapace di conquistare tutto un popolo e di esportare il Fado come prodotto culturale Portoghese di alto livello. Questo tipo di rottura, non meno importante, ha avuto il merito di essere stata fatta senza che mai rinnegasse le sue origini popolari, anzi, approfittò di ciò che di meglio e di più autentico ci fosse in queste radici, mescolandolo con altri significativi contenuti che si aggiunsero durante il cammino. Lo stesso, per altro, verrà fatto dai suoi costumi di scena che molte volte in colori, fattezze, gioielli, trucco e postura sul palco contrastavano con la primitiva immagine di austerità del Fado.
Si può quindi dire che c’è un Fado prima ed uno dopo Amália, dato che lei gli ha aperto nuove strade e frontiere dando così origine a quello che è chiamato Fado moderno, che è senza dubbio una sua eredità.

Gaivota musica di A.Oulman, testo di A.O'Neill
http://www.youtube.com/watch?v=TP4BnfUm0eI

giovedì 31 gennaio 2013

Fado no limits Fado á venda


"Com esta voz  me visto" (con questa voce mi vesto) è il titolo di una recentissima mostra al Museo della Moda e del Design di Lisbona; in esposizione molti abiti indossati da Amalia Rodrigues in diversi periodi della propria carriera e abiti utilizzati da fadiste come Lucilia do Carmo, Maria da Fé, Mariza, Raquel Tavares, Carminho, Misia, Cuca Roseta…nulla da dire contro una mostra (per altro gratuita) di abiti, ma mi sembra una buona introduzione per fare una breve riflessione…
Che il Fado da anni sia ormai un fenomeno travolto dalla moda e dal marketing è un dato di fatto e lo è diventato ancor più da quando è entrato a far parte della rosa dei beni del patrimonio culturale mondiale Unesco. Personalmente credo che si stiano oltrepassando i limiti e questo succede  perché chi guida il marketing Fado vuole vendere troppo…anche a scapito della qualità del prodotto proposto. E’ a questo scopo che compaiono sul mercato decine di nuovi testi o di nuovi dischi ma gran parte di essi contiene roba fritta e rifritta. Le  raccolte di Fado o le antologie di Amalia Rodrigues ne sono un esempio, l’unico tocco di novità spesso è la copertina; tra i vari testi proposti troviamo anche libri per introdurre al Fado i più piccini “La mia prima Amalia” recita il titolo di un recente librino senza considerare che i bambini avrebbero argomenti molto più utili da comprendere che non il Fado o la vita di colei che cantava “Quem dorme a noite comigo”…del resto per i signori del marketing “O Medo” non conta, ciò che conta è “Quem compra comigo”….Decine di nuove Case di Fado nate sullo sfondo della cultura dell’apparire, del far scena sono oggi  il sogno fadista di molte ragazzine per cui non vi è Fado migliore da imitare di quello proposto dalle sorelle più grandi Mariza o Ana Moura…”
Hoje há Fado, Aquí há Fado”, la tecnica è la stessa utilizzata dai ristoranti per attirare i clienti “Hoje há sardinhas,  Aquí há caracois”, non importa se sia Fado o cibo di qualità, l’importante è vendere.
Sono in Piazza Martim Moniz e davanti a me ho un enorme pannello pubblicitario, è affisso su nuovi appartamenti in vendita difronte allo storico quartiere Mouraria: chi presta il volto alla pubblicità è la giovane e talentosa Carminho, che invita il pubblico a comprare quelle case con “vista sul Fado”…e tra me e me penso: “Tra Amalia che negli anni 50-60  pubblicizzava saponette e Carminho c’è un’enorme differenza in termini di prodotto destinato alla vendita…il marketing del Fado oggi guarda ben oltre le saponette..!”
 
 
“Com esta voz me visto” é o título de uma exposição recente no Museu da Moda e do Design, em Lisboa, em trajes de exibição muitos usados por Amália Rodrigues em diferentes períodos da sua carreira e as roupas usadas por fadistas como Lucilia do Carmo, Maria da Fé, Mariza, Raquel Tavares, Carminho, Mísia, Cuca Roseta ... nada a dizer contra uma exposição (é também livre) de roupa, mas parece-me uma boa introdução para uma breve reflexão ...
Que o Fado há anos é um fenômeno oprimido por moda e marketing è uma coisa nota e tornou-se ainda mais desde que o Fado se juntou á rosa dos bens do Património cultural Mundial Unesco. Pessoalmente, eu acho que se esteja a exceder os limites e isso é porque aqueles que dirigem a comercialização no Fado querem vender demais ... mesmo à custa da qualidade do produto oferecido. E 'com este propósito que aparecem no mercado dezenas de novos textos ou novos discos, mas a maioria deles contém material “frito e mais frito”. As coleções de Fado ou as antologias do Fado de Amália Rodrigues são um exemplo, a originalidade nestes espécimes muitas vezes está na capa; entre os diversos textos propostos são também livros para introduzir as crianças ao Fado "Minha primeira Amalia" diz o título dum recente livro, sem considerar que para as crianças há temas muito mais úteis que não entender o Fado da mulher que cantou "Quem dorme a noite comigo" ... para o resto aos senhores do marketing "O Medo" não conta, o que importa é "Quem compra comigo"
... Dezenas de novas Casas de Fado nascidas no fundo da cultura da aparência são hoje o sonho de muitas meninas fadistas… assim lá o Fado melhor è aquele proposto pelas irmãs maior Mariza ou Ana Moura ... "
“Hoje há Fado, Aquí há Fado" a técnica é a mesma usada pelos restaurantes para atrair clientes" Hoje há sardinhas, Aqui há caracois ", não importa se há comida ou Fado de qualidade, o importante é vender.
Estou na Praça do Martim Moniz e á minha frente eu tenho um enorme cartaz é afixado em novos apartamentos para venda em frente ao histórico bairro de Mouraria: quem empresta a cara á publicidade è a talentosa Carminho, que convida o público a comprar as casas com "ver do Fado" ... e eu penso comigo mesmo: "Entre Amália, que nos anos 50-60 fazia a publicidade ao sabão e Carminho há uma enorme diferença em termos de produto para venda ... a comercialização do Fado hoje parece ser muito além do sabão ..! "

domenica 7 ottobre 2012

Amália Rodrigues (1920-1999) sempre no coração...pensieri per ricordare la regina del Fado a tredici anni dalla sua scomparsa…

Cara Amália, ho messo le rose che tu amavi tanto e tre antichi libricini di Camões con redondilhas e odi accanto alla tua splendida foto mentre canti Barco Negro in Gli Amanti del Tago…il tuo posto è accanto al più grande poeta portoghese e ai fiori, eternamente…mi dispiace non aver avuto il privilegio di assistere a un tuo concerto italiano e non averti conosciuta di persona…ma sei e sarai sempre la mia preferita… Il mio incontro con il tuo fado è stato fortuito e direi anche fortunato perché senza di te non credo mi sarei mai avvicinata a questo genere musicale… Un’amica anni fa mi regalò un cd uscito con il quotidiano l’Unità, una raccolta…The Art of Amália Rodrigues…fu così che cominciai a conoscere la tua terra e a parlare la tua lingua … Grazie a te, Amália, oggi vivo accanto al più grande dono che avrei potuto ricevere: le emozioni del Fado… …Obrigada para sempre Amália, saudades... (L. Notarangelo, Bari)
 
 
 
Conocí y escuché la voz de Amália en los 90's un mes de octubre, ya en los climas de otoño que tanto gusto. Escuché un cassette en vivo desde París. Me gustó de inmediato las notas de Coimbra, de Lisboa antigua, Casa Portuguesa y Calunga. Fue de los primeros encuentros hacia Portugal, ya había tenido otros tres. Después me enteré de la muerte de Amália por una amiga y de nuevo repasé su música y fue cuando más me adentré a la misma. Fui aprendiendo sus canciones , imaginando un poco cómo habrían sido sus actuaciones en los diversos palcos donde ella se presentó. Hasta que pude ver sus actuaciones en internet y en algún noticiario cuando se cubrió la nota de su muerte. Me movió mucha la misma, el ver a un pueblo volcarse a las calles llorando a esta gran dama. Siguió así esta historia tan especial entre Portugal y mi persona donde Amália tiene un luga muy muy especial. Pude visitar en 2003 por primera vez Lisboa y me quedé impactada... tantos sentimientos. Y la luz de Amália seguía estando presente en este caminar a tierras lusas. Yo ya cantaba algo de fado en mis entornos, nada serio. Pero después de esas visitas y de ver estos tesoros lusos... decidí dedicarme al fado como parte primordial en mi vida. Es entonces donde tengo empatía con Luisa, pues Amália es como una madre para nosotras. Es esta "maestra" en el caminar del fado , en el sentir del fado. Pude estar en su casa y en 2007 recuerdo bien estar en la planta alta y pedirle permiso a la guía para cantar ahí. Bromié con ella de que quizá Amália se molestaría de escucharme.. empezé a cantar y a llorar a los pocos instantes de haber comenzado. Y es así como para mí Amália sigue y sigue presente en mi vida como melómana y como fadista , es salir al escenario, donde sea , con ricos, pobres, sencillos , altaneros, agradecidos, fríos, mexicanos, extranjeros.... ahí está la luz de Amália para inspirarme y hasta pedirle qiue me ayude a hacerlo bien. En fin que, recuerdo a Amália constantemente. En diciembre 2008 se crea "Fado by foreigners presenta Amália X años" un homenaje a ella que ... espero algún día producir en Lisboa y en otros cantos del mundo ...para recordar más y más a Amália. Gracias Amália... muito obrigada pelo canto, pela música, por tudo: grata! ... saudades sempre.. sempre. (M. Ortiz-Aznar, Città del Messico)
 
 
E' sera, siamo a tavola e guardiamo una trasmissione musicale in televisione, presentano una cantante venuta da lontano.....Portogallo.... La scena è un po' scura, la televisione è ancora in bianco e nero ma il nero è il colore prevalente, mi fa anche un po' paura forse. Iniziano i musicisti con quelle strane chitarre a forma di padella, però.....che suono tagliente, languido, struggente. Comincia il canto...la voce è avvolgente, decisa, non capisco le parole ma non ce n'è bisogno, il suo canto dice tutto, è una fonte di sentimenti che arriva dritta al mio cuore e lì è rimasta ancora oggi. Oggi forse, nel mio canto, c'è anche un po' di quello che ho imparato da quella Signora. La canzone è finita ma dentro di me è un vortice di amore, nostalgia, passione!!! Il presentatore ripete il nome della cantante: Amalia Rodrigues! Non l'ho mai dimenticato... (P.Franco, Roma) Che cosa c'è di Amália Rodrigues per le strade della mia città, che cosa c'è di fado nell'intrico di vicoli, o lungo le crêuze ripide sui crinali? Ah nulla, o quasi nulla: non vi sono foto o ricordi nei piccoli caffè, brioche e cappuccino ed è poco una piastrella azzurra; i banchi con acciughe, arselle e muscoli sono come belle vetrine… più indietro, dove è sempre ombra e il vicolo più stretto, in vetrina stanno i corpi. Un piccolo battello viaggia come un tram, ma la sua radio non trasmette Amália, guardo la scia dalla poppa, osservo i flutti calmarsi quando si approssima l'attracco, vedo nel fondo del mare qualcosa che sta là imprigionato, affogato. Dentro può battere e lo fa, insiste a correre, senza meta non si torna più indietro… il cuore finisce sempre per essere imperfetto e le parole inutili quando o silencio é maior . Con che voce e con che cuore, hai mosso, il fado di radici tanto antiche. Fado che vive e che si trasmetterà grazie a chi ti ricorderà cantando le tue canzoni e magari con un po' della nostra povera e umile anima, per illuderci che possa vivere in altre anime, avendo un buon motivo per restare o ridiventare sincere. Quando eu passo por Via del Campo, penso nos versos da famosa canção de Fabrizio De André e vejo a placa comemorativa com os últimos dois versos, mas agora penso também, sorrindo (porque não?) em Vou dar de beber à dor e olho lá no alto um fio, como se fosse O céu da minha rua... (L. Palazzi, Genova)
 
 
Il mio grande idolo, la mia fede artistica, un nome che mi piega le ginocchia. Ok, mi espongo: Amália Rodrigues. Cantava all'Arena di Milano una sera d'estate minacciosa di temporale, quei concerti all'aperto gratuiti un po' per gli anziani, io lì sull'attenti col cuore che mi batteva. C'erano poche decine di persone. Con quello scialle nero da regina del popolo, bellissima, non le importava di niente, in mezzo al fado cantava anche delle strofe in italiano, non si ricordava nemmeno bene le parole; era radiosa di una bellezza oltre gli anni, scavalcava il tempo con la limpida raucedine vecchia della sua voce assoluta. Ha cominciato a piovere e lei con la mano libera dal microfono ha preso un tendone di plastica che copriva gli impianti e ha continuato a cantare a fonda voce coprendosi con questo telo tenuto alto, inscenando una specie di ondulamento solitario, come Vasco da Gama. Era il mio comandante dietro al quale da sempre avevo navigato con tutto il mio ardore. All'intervallo, per così dire, ovvero quando ha cominciato a piovere un po' più forte, mi sono fatta coraggio (nel senso che ho seguito il mio impulso) e sono andata dietro, nei camerini di compensato. E chi mi avrebbe potuto fermare? C'era un tipo del servizio d'ordine, mi ha detto: "Tu chi sei?". Io ho risposto la cosa più audace che la mia mente potesse partorire, poiché volevo veramente entrare: "Sono l'interprete di Amália". E così, un po' spiazzato, il guardiano mi ha fatto passare. Non posso descrivere la mia emozione quando mi sono trovata a faccia a faccia con il mio idolo. Per la prima e unica volta nella mia vita, ho avuto la reazione fisica della devozione. Le ho detto: "Signora, io la ammiro tantissimo", e in quel momento mi hanno ceduto le gambe e mi sono trovata genuflessa davanti ad Amália Rodrigues. Lei muovendo una mano in un modo molto signorile ma nello stesso tempo confidenziale mi ha fatto gesto di alzarmi. Poi non so assolutamente più che cosa ho detto; le parole erano solo una presa di tempo per abbeverarmi della sua presenza. Lo considero uno dei quarti d'ora più importanti della mia vita, soprattutto se voglio ritenere che l'Arte sia un valore. A un certo punto, aveva smesso di piovere e l'aria si era fatta nuovamente appiccicosa; c'erano delle zanzare. Amália le scacciava, quasi ci giocava: rideva dei suoi vani tentativi di farle fuori in un battimani. Si vede che si era spazientita, allora ha preso la sua borsa e ha tirato fuori una boccetta spray di Autan. Ha fatto questo gesto con una maestà incredibile, se l'è dato come fosse la più preziosa delle essenze (e nello stesso tempo, un gioco!), poi l'ha teso verso di me offrendomelo. Così, mi sono fatta spruzzare l'Autan da Amalia Rodrigues. Così ho avuto il deliquio mistico, in quella sera d'estate della mia spiaccicata Milano. Sono stata troppo felice e spesso ci penso come a un momento di elevata verità.
(A. Lamberti Bocconi, Milano)
 
 
Gli anni passano ma il ricordo di questa artista straordinaria è più vivo che mai (…). Nelle sue interpretazioni si possono "toccare" le emozioni...perchè il canto di Amália è una preghiera e questa è una virtù che hanno solo i grandi interpreti. Il mio attaccamento verso Lisbona è anche merito suo, ascoltarla e osservarla in Lisboa Antiga mette i brividi, in ogni interpretazione di questo brano stringe lo scialle nelle mani e lo fa nello stesso modo in cui un bambino stringe la mano della madre...Come Lisbona, Amalia, è sempre cheia de encanto e beleza... (V.De Simone, Pompei)
 
Il mio incontro con Amàlia ha viaggiato sulle onde herziane. Era la metà gli anni '70 e mi piaceva sintonizzare il nuovo apparecchio semi-professionale sulle onde corte. Erano gli anni nei quali gli effetti della “guerra fredda” entravano direttamente in casa. Non appena iniziavano le trasmissioni di Radio Free Europe o della Voice of America, i sovietici procedevano con un martellante disturbo radio (Woodpecker, il picchio, come era chiamato....) a livello planetario. Era divertente ed interessante ricevere molte stazioni e strane lingue. Spesso, a causa della propagazione ionosferica insufficiente, pur disponendo di antenna filare stesa all'esterno, la ricezione diventava difficile, aumentando così il mistero e la voglia di sapere di più. L'incontro con RDP, la Radiodifusão Portuguêsa, divenne un appuntamento fisso della domenica pomeriggio, quando veniva trasmesso un programma di Fado dove, naturalmente, primeggiava Amàlia. Ci fu l'incanto, la magia, ed il resto non fu che conseguenza. Dai viaggi in terra Lusa al continuo aggiornamento sulle conoscenze del “nostro” genere musicale. Ad inizio anni '80 divenni persino “official listener”, conservo con orgoglio il diploma rilasciatomi dall'emittente. Oggi è tutto cambiato. Le onde corte, un tempo affollatissime, sono ormai tristemente semideserte, tutti sono migrati sul satellite o sul web. Ormai in streaming si ricevono tutte le radio del mondo senza disturbi ed in perfetta stereofonia, comprese Radio Amàlia o Radio Lusitania. Grazie ai social networks ormai sappiamo le date e le ore dei concerti, li visioniamo su You Tube....Ma nonostante le nuove comodità, il fascino, la “saudade”, il ricordo di quei primi incontri, rimane intatto, irraggiungibile, impareggiabile. Obrigado, Amàlia !!  (L. Taufer, Trento)
 
 
 
Ringrazio con tutto il cuore gli amici che hanno voluto ricordare assieme a me l'indimenticabile voce di Amalia... Luisa

martedì 24 aprile 2012

Il 25 Aprile con Antonio Tabucchi (Pisa, 24 Settembre 1943 – Lisbona, 25 Marzo 2012)


per approfondire: il Portogallo durante la rivoluzione dei garofani il 25 de Abril



-Una Domenica di Marzo-    
(Per Antonio Tabucchi)
Era una bella Domenica di Marzo e la città si era svegliata con nuove foglie sugli alberi e centinaia di rondini arrivate dal Sud.
All’ aeroporto di Portela era atterrato il volo dell’ Air France proveniente da Parigi che aveva tra i suoi passeggeri un signore con un elegante completo blu e un impermeabile dello stesso colore. L’uomo aveva pochi bagagli con sé: una piccola borsa di pelle scura che aveva comprato molti anni prima a Madras, due bottiglie di champagne, un fascio di giornali francesi, portoghesi e italiani, due libri e un foglio su cui aveva lavorato per tutta l’ ultima settimana. Su quel foglio aveva scritto il nome e l’invito per alcune persone che quella sera avrebbero cenato son lui in un piccolo ristorante su una delle sette colline della città. A ciascuna di queste persone aveva spedito un piccolo racconto allegandovi la richiesta di fare il possibile per poter venire a cena. 
L’uomo si accese la seconda sigaretta della giornata e aspirò con un piacere il sapore del tabacco. Si avviò lentamente verso il parcheggio dei taxi, sapendo che al lato degli arrivi non avrebbe avuto difficoltà a trovarne uno libero.
Vide la città davanti a sé e il luccichio del fiume e come sempre non riusciva a evitare di sospirare per la gioia che lo pervadeva ogni volta che tornava in quel paese e poteva rivederne la luce, la bellezza e la delicatezza.
Il primo invito era stato spedito a uno scrittore che aveva conosciuto molti anni prima quando entrambi erano molto piu’ giovani. Insieme avevano passato lunghi pomeriggi alla Caparica e nottate nei bar del Cais do Sodre, oppure al Procopio, al giardino dell’ Amoreiras o al Pavilhão Chinês nel Bairro Alto.
Il secondo era indirizzato alla proprietaria della libreria Galileu di Cascais, una delle piu’ belle librerie nell’area della capitale, soprattutto per chi cercava delle vecchie edizioni di poesie di un loro amico comune, che ogni tanto passava da lì, prima di andare a trovare l’uomo con l’impermeabile quando questi abitava in una casa vicino al faro della scogliera.
Il terzo invitato era un gitano di Matosinhos che stavolta, diversamente dal solito, non sarebbe potuto arrivare con i suoi amici per rallegrare la serata con storie e musiche della sua cultura.
Il quarto era stato uno dei suoi amici più cari; scrittore anche lui e di una decina d’anni più anziano. Quando si incontravano cominciavano a parlare di letteratura ma dopo qualche ora, complici qualche bottiglia di vino o di whisky, la discussione spaziava dalle donne, all’ amore per la vita, al cinema, ai ricordi e al desiderio di affrontare con gioia la  notte che era sempre troppo giovane per andare a dormire.                                
Erano gli anni in cui tutt’attorno il clima sembrava cupo e grigio eppure erano gli anni della giovinezza, della spensieratezza in cui tutto sembrava essere possibile.
L’ultima lettera era stata inviata a una donna che viveva su un’isola lontana e a cui l’uomo che era sceso dal volo dell’Air France aveva dedicato un piccolo racconto.
Quella donna continuava a vivere nell’arcipelago anche se aveva cambiato casa, nome e isola e tutto si sarebbe aspettato meno che ricevere un invito da qualcuno.
Il taxi era arrivato davanti alla casa dell’ uomo che si accese la terza sigaretta.  L’uomo scese di macchina, entrò in casa e non trovo’ nessuno ad accoglierlo se non il gatto che russava su una poltrona. Andò a mettere le bottiglie in frigorifero e si diresse verso il divano del salotto per fare un sonnellino prima di aspettare l’arrivo dei suoi amici. Si sentiva felice: era una bella Domenica di Marzo e il sole illuminava tutta la casa.
L’uomo si addormentò senza piu’ sentire un fastidioso dolore che lo tormentava da tempo. 
Chiuse gli occhi  e sognò i suoi amici che arrivavano.
R.B.
Immagine: locandina del film Sostiene Pereira basato sull'omonimo racconto di A.Tabucchi