lunedì 17 maggio 2010

LA POETICA DI CARLOS CONDE

Fadistas, vinde a meu lado,
Quando chegar o meu fim,
E
á noite, á hora do fado,
Rezai um fado por mim.




post collegato: Linhares Barbosa, poeta

Carlos Conde (1901-1981), fa parte della generazione che alla fine degli anni venti del secolo scorso si propone di rinnovare formalmente il Fado.
Nel frattempo i poeti popolari, vivendo in tempi di ferrea censura, non riescono a non incorrere nei temi ereditati da un leggendario ed oscuro passato: le tradizioni fadiste, la nostalgia dei tempi andati, il fatalismo delle passioni, la morte, gli amori non corrisposti. Nei testi di Carlos Conde ci sono anche altre tematiche, come l’esaltazione della figura femminile, i consigli per condurre una vita retta, l’allegria delle feste di Lisbona. Del resto, la passione di Carlos Conde per Lisbona, per i suoi quartieri, per la sua gente sono una costante della sua vasta opera. (...)
Con un linguaggio semplice, mai prolisso, senza ridondanze formali, Carlos Conde costruisce versi di un grande rigore strutturale, con piena conoscenza della loro morfologia, della semantica, tanto nella quartina come nel verso settenario, sempre con rima perfetta ed una scelta attenta della componente fonetica delle parole

Mas o bairro de mais fama
Todo fadista e marujo

É a linda e velha Alfama

Do Norberto de Araujo

Questa maestria, questa capacità di ordire i suoni delle parole -capacità che è un tratto comune di tutti i grandi poeti popolari che hanno una forma di conoscenza empirica ereditata da generazioni e generazioni, dalla tradizione orale, dai giullari galego portoghesi - alleata alla struttura melodica del fado, è una componente della poetica di Carlos Conde, in cui il verso si compone in purezza stilistica, senza rime false o costruzioni di cattivo gusto:

Vamos todos de Cacilhas
Numa alegre burricada
Á Cova da Piedade
E á noite, no Quebra Bilhas,
Há peixe frito e salada
Com carrascão á vontade!



Se questa generazione di autori e poeti del fado non si avventura nella rinnovazione delle tematiche, se rimane così nostalgica nella sua esaltazione di un passato fadista (un passato che non fu, come sappiamo, né molto stimolante né tanto meno grandioso), se persistono nell’immaginario di questi autori gli aspetti collaterali della mitologia del fado, mitologia cristallizzata da autori come Júlio Dantas, e stimolata da politici come António Ferro e da Leitão de Barros, maggiore regista del regime, è perché l’universo del fado è riduttivo e si alimenta proprio di questo immaginario. Carlos Conde non sfugge a questi presupposti:

A tradição nunca finda
Inda ninguém a matou
E o presente vive ainda
Do passado que ficou


Ma se in Carlos Conde il Fado rimane nelle ristrettezze tematiche ereditate dalla mitologia fadista, se nei suoi versi si esalta la tradizione, la vita dissipata, le nottate nei saloni della nobiltà, l’istinto cattivo (come lucidamente riconosce il poeta), i suoi versi sono ugualmente attraversati da un fulgore nuovo che si radica nella costruzione sintattica, nella facilità di manovrare le parole e nella spoglia sincerità del dramma:

Senhor juiz: Eu sou mãe,
E juro que o meu menino
Não me roubou nem bateu
O cadastro que ele tem
Traduz o negro destino
Da sorte que Deus lhe deu.

Se al posto del fatalismo fadista, del destino e della sorte i versi di Carlos Conde intuissero una analisi sociale di aspetto progressista (come ha fatto per esempio António Aleixo), avremmo in molti dei suoi poemi – nei quali sono evidenti le preoccupazioni umane del poeta – una visione più vicina alla realtà portoghese del suo tempo. Così, la denuncia sociale, se c’è, si perde nel contorno brumoso di quel destino che Dio ci ha dato. Il destino va accettato com’è, come giogo per il resto dei nostri giorni. E’ stato nell’analisi della situazione sociale del paese che i poeti del Fado – e di altri che, seppur eruditi, seguirono lo stesso filone mitologico – hanno sbagliato. Ma hanno sbagliato ugualmente i poeti della prima generazione neorealista ad allontanarsi dal Fado, considerandolo conservatore ed uno dei tre malefici del governo salazarista: il tempo ha dimostrato che si sbagliavano e che il preconcetto, per primo, è specchio di un pensiero conservatore. (...)

E’ da notarsi anche un lirismo “di razza” nella sua opera:

Quando eu canto e a chuva cai
Uma nuvem de incerteza
Paira em mim de quando em quando,
Cada gota lembra um ai
A rimar com a tristeza
Dos versos que eu vou cantando!

Uno dei fados più criticati di Carlos Conde fu Não Passes com Ela à Minha Rua (reso celebre da Fernanda Maria). Da sottointesi da rivista, a abbozzati discorsi un po’ osè, questi versi sono serviti a tutte le scenette che volevano ridicolizzare il sentimento di fedeltà che in questa canzone si disegna, fedeltà ad un amore che è perso dal punto di vista fisico ma che rimane intatto nel sentimenti di chi ama. Il poema, di una toccante semplicità, non è né iroso né tragico (e gli amori tragici erano il leitmotiv dell’immaginario fadista dell’epoca), ma è fatto solo di allontanamento, senza alcun rancore verso la persona amata, in una lucida accettazione del dolore. Una Penelope in serena attesa del ritorno del suo Ulisse, pur sapendo che Ulisse si è innamorato delle ninfe del Tago. Anche il tema della gelosia, tema tipico e fortemente radicato nel fado, è assente da questi versi. Questi versi sono esempi di lucidità, esempi perfetti di come dar forma all’amarezza, di razionalizzazione dei sentimenti, di grandezza dell’amore in quanto sentimento generoso e totale, dove ci sono la persona amata e l’altra, che nega una qualsiasi relazione di concubinato, perché questa sarebbe la negazione della sua condizione di persona che ama:

Dopo tanti anni in cui io sono stata tua,
hai amato un’altra, ti sei sposato, sei stato ingrato,
ti ho visto passare con lei nella mia via
e mi sono ritrovata a piangere sul tuo ritratto.
(…)

Lo so che tenti di convincermi,
ma quello che proponi non mi basta
se non sono stata buona ad essere tua moglie
alle stesso modo non sono buona ad essere la tua amante!

Ti sei sposato, sii felice, che Dio ti protegga
Non ti auguro niente di male e allo stesso modo
Non nutro alcuna gelosia, né invidia
Come quella che la tua donna ha avuto per me.

Se questo fado ha dato adito a sghignazzate da rivista lo si deve soprattutto allo sforzo delle sue proposte che invece di far intravedere la vendetta, la cieca gelosia, al posto del tragico, contrappone l’accettazione, l’abnegazione, l’amore silenzioso (che nonostante tutto ha delle aspettative), che redime e fa diventare leciti gli atti dettati dalla passione. Questa negazione della tragedia era, all’epoca, la negazione dell’intima essenza fatalista del Fado. Questo poema si trasformava così in un poema che sovvertiva le regole universalmente accettate.
Anche se le interpretazioni registrate di questo fado non sono moltissime (e la canzone si merita indubbiamente una grande interprete) credo che la migliore sia quella di Fernanda Maria.
Un altro fado, credo precedente a Não Passe con Ela à Minha Rua, scritto da Carlos Conde ed interpretato da Amália, dal titolo A Mulher que Jà Foi Tua, ci da una visione opposta a quella del testo precedente. In questo testo è la donna legittima che parla dell’altra, che cerca di capirla come donna innamorata del suo uomo. In questo fado, oltre alla visione dialettica della stessa realtà, di questo gioco dei contrari, si nota la stessa assenza di tragicità, di riduttiva gelosia. E’ la tolleranza, l’accettazione dell’altro, la condizione di complicità, dell’essere donna, prima che amante, davanti all’oggetto del desiderio:

Si è trasferita nella nostra via
La donna che un tempo è stata tua
E passa il tempo alla finestra
Se passi, lei sorride
Ma non ti guarda mai
Perché vede che io la guardo!

(…)

Si è trasferita nella nostra via
La donna che un tempo è stata tua
Per quanto tu gli passi vicino
Non ha fatto tutto quello che avrebbe dovuto fare
Perché io farei molto di più
Se tu mi lasciassi per un’altra.

Complementari l’uno dell’altro questi due fado avrebbero dovuto, secondo il mio parere, essere cantati allo stesso tempo da due diverse interpreti. Perché quello che Carlos Conde, uomo che viene dal teatro amatoriale, ha costruito con queste due canzoni è una piccola rappresentazione teatrale, con Bertold Brecht là in mezzo a spiare, senza che l’autore lo immaginasse.
Carlos Conde, ha scritto il testo di molti fado che poi sono diventati classici: Fado da Bica, Marquês de Linda-a-Velha, Saudades do Fado, Sotão da Amendoeira (música fado Marcha Raúl Pinto), Trem Desmantelado (musica del Fado Varela), tra gli altri.
Alcune di queste canzoni sono state cantate anche dalle successive generazioni di fadisti (il primo fado conosciuto di Carlos Conde è datato 1929, Là vai o Interro Dele) e quasi tutti hanno marcato il percorso del Fado ed il suo rinnovamento.
Se a partire degli anni Sessanta il Fado cambia, nella melodia e nelle parole, se comincia ad essere più intellettuale con l’approdo al fado di poeti e musicisti eruditi (Alain Oulman, António Victorino d’Almeida per quello che riguarda la musica; Alexandre O’Neill, Manuel Alegre per quello che riguarda la poesia – solo per citare alcuni nomi), quello che è certo è che l’alone mitologico rimane, l’invocazione del passato, dei fadisti di un’altra epoca (immaginati soprattutto da Carlos Conde e dai poeti della sua generazione) attraversa ancora, in una nostalgia diluita tra il suono del sassofono e quello del contrabbasso, le canzoni di fado più recenti, come un anatema, come una perenne matrice di identità.
Un secolo dopo aver insegnato i primi passi per uscire dai vicoli e dalle viuzze e vedere le seducenti luci della ribalta, il Fado è vivo e si prepara a nuove stimolanti scoperte, o non sarebbe andato Nelle mura di un veliero/ Nel petto di un marinaio o, più prosaicamente, per rimanere un diletto dei sensi, cattedrale delle parole essenziali, Per sentire dentro di noi/ Questo bene che calma il dolore/ Non basta soltanto avere la voce/ bisogna avere l’anima! come bene ha detto Carlos Conde.

Traduzione dal testo: Paulo Conde, Vida e Obra do poeta Carlos Conde, Garrido Editores- Lisboa-



4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao,sono Enzo da Pompei.Dato che questo inverno
sono stato 3 mesi in Portogallo ed ho avuto la fortuna
di assistere a qualche concerto (Ana Moura e Carminho),
volevo sapere se avete qualche notizia riguardante
concerti di Fado in Italia.
Grazie in anticipo e lunga vita ai Lusitani!!!

Enzo,Pompei.

Luisa,fadosaudade ha detto...

Ciao Enzo, potrai trovare informazioni sui prossimi concerti estivi in Italia sulla mia pagina facebook "fado portoghese"...un caro saluto, Luisa

Alberto ha detto...

Ciao Luisa!
Ottimo post.
Vedrai che un giorno si accorgeranno finalmente di questa enciclopedia del fado. E raccoglierai quello che giustamente meriti.
Un grande abbraccio virtuale prima di quello reale tra ormai pochi giorni!!!
Alberto

Anonimo ha detto...

Un grazie a Luisa, "conosciuta" su facebook: è grande il suo lavoro per far conoscere la cultura portoghese e il FADO...ogni cosa curata con particolare attenzione...si prodiga per far conoscere questa melodia, che nel mio caso, penetra nel cuore!!! GRAZIE LUISA!!!
Alessia R.